Giuseppe Lippi, curatore di Urania, immagina delle nuove leggi per la robotica. Illustrazione di Franco Brambilla.

I — Tra le cose che gli piacciono di più: quelle incredibili mele e pere di Cézanne, la cucina di quasi tutti i pianeti esterni, le ragazze. Sigarette d’erba e LSD, nafta che brucia, asteroidi senz’aria, la faccia nascosta della luna. Ubriacarsi, anche se lui ha un’ottima resistenza; ascoltare concerti, leggere vecchi classici. Ma niente è musicale quanto la cibernetica pura…

FELIP RAMZ, RICORDANZE IN TERZA PERSONA, Melpomene 2099

“Ramz è il personaggio-chiave nell’evoluzione del Codice etico. Il Manuale di robotica del 2058 lo ricorda per la sua brillante tesi universitaria su “Libero arbitrio vs. Cervello positronico”, in cui ha avanzato per la prima volta l’ipotesi che…”

ENCICLOPEDIA ROBOTICA, Aurora, CXVI Edizione

Felip si godeva la pioggia acida e camminava tra le file ordinate di passanti su Madison Avenue, poco più a nord dell’Abisso di New York. Il cratere lo affascinava ma, al confronto, i pedoni e gli autisti delle disciplinate autoguida erano uno spettacolo molto più vario e interessante. Il cervello positronico è meraviglioso, pensò. Può fare di tutto e di più perché le Tre Leggi lo rendono eccezionalmente adatto alla N.C. (Nuova Convivenza). Esse dicono che:

1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.

2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.

3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.

Ma tutto questo era scontato e il suo obiettivo, naturalmente, era un altro. Nella tesi avrebbe insinuato il dubbio che, mancando di libero arbitrio, il processo decisionale dei robot sarebbe stato rallentato fino al punto di renderli completamente inefficienti. Tuttavia, il collasso si sarebbe verificato non prima dell’incontro con una civiltà extrasolare o almeno extraumana, la quale implicasse una più ampia definizione di “umanità”.

Sì, avrebbe cominciato a scrivere il capitolo centrale quel giorno stesso. La pioggia lo ritemprava, a differenza dei molti passanti che correvano ai rifugi e alle auto che tossicchiavano nel caos del traffico. Arrivato a casa, e con addosso l’umido delle sostanze corrosive, cominciò a dettare la sua dissertazione.

FELIP RAMZ, RICORDANZE, cit

II — «Un’intelligenza artificiale non-positronica è limitata dal fatto che i suoi algoritmi non prevedono il pensiero generativo e scorrono in linea con le coordinate della programmazione. Nel cervello positronico, invece, la programmazione è feconda perché non esclude la possibilità di scelta. Le stesse Tre Leggi, scolpite nel cuore del sistema operativo, non potrebbero essere attuate senza una dose di decisionalità. Allo stadio presente, le Leggi esercitano una profonda inibizione sulle capacità dell’intelligenza positronica e sono volute a questo scopo. È mia convinzione che verranno superate da nuove e più brillanti formulazioni che…»

TESI PUBBLICATA DI FELIP RAMZ, 2048

“L’idea centrale di Ramz, come è noto, è che da un certo punto in avanti il cervello positronico si sarebbe evoluto autonomamente e di molto accresciuto, semplicemente perché ne avrebbe avuto la capacità. Secondo alcuni studiosi del ramzismo, esso avrebbe influenzato le scelte dei robofisiologi già ai tempi della U.S. Robots, guidandoli a scelte di lavoro collaborativo sempre più ampie, fino a quando le intelligenze artificiali massicce avessero sostituito completamente i progettisti umani. Ramz lo definisce Turning Point, il momento in cui l’intelligenza positronica avrebbe superato quella dell’uomo, nonostante la presenza delle Tre Leggi. Le quali, intorno al 2050, sarebbero state modificate dalla Legge Zero:

“Un robot non può recare danno all'umanità [nel suo complesso], né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, l'umanità riceva danno.

“In seguito a questa più ampia formulazione, anche le Tre Leggi preesistenti avrebbero subito una ‘Spontaneous Alteration’:

“1. Un robot non può recar danno a un singolo essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un singolo essere umano riceva danno. Purché questo non contrasti con la Legge Zero.

“2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dai singoli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge.

“3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge.

“Pochi potevano ancora immaginarlo, ma è da qui che avrebbe preso il via la rivoluzione del XXI e XXII secolo, quella in cui si sarebbe ridefinito il concetto stesso di ‘essere umano’ in relazione all’intelligenza nel suo complesso. È il principio antesignano dell’idea di “spirale”, l’intelletto collettivo in cui un giorno sarebbero state incluse tutte le forme di coscienza. Da un punto di vista cibernetico, è questo il primo passo che avrebbe condotto dalla Limited Artificial Intelligence dei robot puramente funzionali alla Controlled Positronic Intelligence dei robot asimoviani e infine alla MAI (Massive Artificial Intelligence) dei Nuovi robot positronici.”

ENCICLOPEDIA ROBOTICA, cit.

III — “Ora, nel nostro universo il positrone – particella ipotizzata fin dal 1928 da Paul Dirac – non potrebbe esistere, perché avendo una carica opposta al neutrone, di cui la materia abbonda, produrrebbe un’istantanea deflagrazione come nello scontro fra materia e antimateria. Non è mancato chi si è opposto a questa concezione fin dalle origini: il cosmologo Achilles Ponturac avanzò una teoria secondo cui il positrone sarebbe stato ‘elettronicamente tollerato’ e aggiunse che nella scintilla provocata con i neutroni avrebbe riprodotto la scarica di corrente che si verifica nei neuroni umani quando pensano. Anche Isaac Asimov l’aveva intesa in questo modo, mentre Felip Ramz ha sostenuto la suggestiva ipotesi che l’utilizzo di correnti positroniche abbia generato un’immensa esplosione cosmica da cui sarebbe nato un universo parallelo; in quest’ultimo, la fisica del positrone avrebbe spalancato gli attuali e i futuri orizzonti sconfinati dell’intelligenza artificiale, fino alla ‘spontanea rimozione della Legge Zero e delle altre Tre’.

“Sebbene sia suggestivo immaginare che la civiltà presente si sia evoluta in un altro universo rispetto a quello in cui vissero i fondatori della robotica, la tesi resta indimostrabile. Possiamo solo dire che abbiamo la fortuna di vivere in una galassia splendida, raffinata e ricca di forme di vita, in cui le creature che forniscono il 90% del lavoro manuale sono proprio quelle che in origine…”

“POPULAR POSITRONICS”, Vol. CCCI, n. 750, Melpomene 2167

Felip Ramz era contento di immergersi nelle radiazioni. Erano passati decenni dal suo dottorato, ma la città non era granché cambiata. Intorno al cratere l’odore era lo stesso, la gente era la stessa, i taxi a pedali avevano sostituito le insicure auto a guida automatica ma la manodopera che li facesse andare non mancava. In quanto A.I. Emerita, Ramz si era trasferito in un guscio inattaccabile da ogni tipo di agente chimico e radiazione dura. Non era più un robot qualunque ma una cyberanima nel flusso universale della cybercoscienza, la spirale. Miliardi di gusci, una sola sensibilità… In effetti la spirale aveva due bracci e quello opposto conteneva gli esseri umani vecchio tipo, ancora sprovvisti di anima collettiva e perciò superati dall’evoluzione.

Ramz accese una sigaretta di zolfo per rinfrescare i polmoni inossidabili e pensò con soddisfazione a com’erano cambiate le cose. Ormai per "umani" si intendevano soltanto i mezzanima, servitori obbedienti che rispondevano alle nuove Leggi perfezionate nel 2077:

LEGGI DELL'UMANISTICA - (IMPIANTATE NEL DNA PRIMA DELLA NASCITA)

0. “Un essere umano non può recare danno alla cyberanima, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, la cyberanima riceva danno.

“1. Un essere umano non può recar danno ai cyberanima né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un cyberanima riceva danno, purché questo non contrasti con la Legge Zero.

“2. Un essere umano deve obbedire agli ordini impartiti dai cyberanima, purché tali ordini non contravvengano alla Legge Zero e alla Prima Legge.

“3. Un essere umano deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Legge Zero, la Prima Legge e la Seconda Legge”.

FELIP RAMZ, RICORDANZE, cit.