di Valerio Millefoglie

Ogni sei mesi a Singapore, la mattina molto presto, la signora May Lee, la signora Cheryl Wee e il signor Tan Swee Ching si danno appuntamento sotto casa, nel quartiere di Bukit Batok, e si dirigono in un mercato all’ingrosso di frutta e verdura. Con sé portano grandi buste della spesa e carrelli che riempiono con papaya e banane molto mature, meglio se quasi all’ultimo stadio del poter essere mangiate, prendono anche uova, latte e citronella. Hanno imparato a scegliere bene frequentando tutti e tre un corso sull’agricoltura biologica all’Università Maejo di CHian Mai, in Thailandia. E hanno imparato anche come estrarre da frutta e verdura enzimi per creare fertilizzanti naturali che possano aiutare le piante ad assorbire meglio le sostanze nutritive. Queste materie prime della terra, prima di tornare alla terra, vengono mescolate con zuccheri e fermentate per una decina di giorni. Dopodiché vengono utilizzate nei giardini al posto dei concimi chimici. La miscela di enzimi di citronella rafforza le radici, uccide le erbacce e fa da deterrente per i parassiti, gli enzimi delle banane servono ad apportare più azoto e gli enzimi della frutta molto matura aiutano le piante ad ottenere più azoto.

Il Cosy Garden, questo il nome del giardino di Singapore, è diventato uno spazio verde e colorato, un paesaggio di fiori, erbe e sculture. E se queste piante potessero parlare, cosa direbbero? Ringrazierebbero i tre abitanti del quartiere? A questo, al trovare un linguaggio comune uomo-pianta, ci sta pensando il signor Veera Sekaran, botanico, già assistente di orticoltura dello zoo di Singapore e oggi imprenditore con la sua azienda di agricoltura urbana Greenology. Per permettere questa comunicazione ha ideato un sistema digitale, fatto di sensori collocati nel terreno e nell’ecosistema circostante, questi interagiscono con i composti e monitorizzano l’ambiente a diversi livelli, dalla qualità della luce all’inclinazione delle piante, fino alla quantità di acqua o di fertilizzanti presenti nel sottosuolo. Le informazioni vengono trasmesse in modalità wireless a un tablet, cosicché l’utente può seguire lo stato dei propri impianti costantemente, 24 ore su 24. Per fare un esempio, prima che un tronco d’albero ceda dando luogo a un incidente, il sistema avvisa l’utente che il tronco si sta pericolosamente inclinando. “Le persone mi dicono che non possono parlare con le piante e, di conseguenza, non riescono a mantenerla in vita, ma le dinamiche dei sistemi viventi sono le stesse – dobbiamo semplicemente toccarle e comunicare all'interno del loro habitat”.

Ciò che sta facendo oggi, in qualche modo, può essere visto come un ringraziamento alle piante. Veera infatti ha sofferto di un raro disturbo nervoso, non riusciva più né a bere né a mangiare e l’unica terapia erano gli antidolorifici. Decise di rinunciare al farmaco, “Mi dissi che avevo bisogno di sentire il dolore perché il giorno in cui non l’avrei più sentito voleva dire che ero morto”. Cominciò a rivitalizzare il suo vivaio, spostando vasi come esercizi fisici e di meditazione. E dal vivaio, per chiudere, entriamo in una casa con un frigorifero speciale. All’interno c’è la terra, da cui germogliano piante e frutti. Una coltivazione casalinga che prende il nome di G-Cube Cultivator, un vero e proprio frigorifero a temperature alte. Il verde delle città, insomma, potrebbe partire da casa nostra.