La percezione generale dell'architettura è quella di un agente di forza sulla natura e sugli esseri viventi. Costruire è un processo che, indipendentemente dai benefici che un’opera porta, ha sempre provocato cambiamenti invasivi. Il progetto Kalejdohill – un processo di due anni che si propone di ripopolare una collina disabitata in Svezia con 800 nuove case – ha cercato, come rivoluzione cartesiana, di ribaltare il rapporto con l’architettura attraverso una serie di iniziative originali, chiamando a raccolta chiunque fosse interessato a partecipare alla pianificazione immaginando di vivere a Kalejdohill.

Nel 2016 il bando Inhabitant zero invitava a proporsi per riaprire e abitare la casa gialla del mugnaio in cima alla collina, e buttar giù idee e progetti in armonia con la vita del paesaggio.

Quest’anno l’appello è invertire il processo di ricordo dei luoghi per la progettazione del parco pubblico. Se siamo per natura portati a ricordarci di un posto perché ne abbiamo sentito parlare è possibile invertire il processo? È possibile inventarsi un progetto con l’obiettivo di raccontarne una storia che potrebbe succedere? È possibile costruire un parco partendo da cosa potrebbe accadervi e cosa può esserci accaduto? Ai partecipanti viene suggerito anche di attingere alla storia vichinga del luogo, o di passare direttamente a immaginare: di uscire una mattina e sedersi sulla panchina del parco, o di assistere ad un concerto organizzato dal comune dove si incontra l’amore della propria vita.