di Sarah Spinazzola

Greenpeace ha da poco reso noto il nuovo “Guide to Greener Electronics 2017”, il report attraverso il quale ha valutato diciassette grandi compagnie high-tech mondiali, misurando il loro impegno nel ridurre l’impatto ambientale. Gli sforzi relativi alla salvaguardia dell’ambiente sono stati suddivisi in tre aree chiave: Energia, Consumo delle Risorse e Agenti Chimici. Ogni voce è stata analizzata attraverso criteri che comprendono la trasparenza dei dati forniti, il rispetto degli impegni presi, le performance ottenute e l’impegno pubblico nella difesa dell’ambiente. Per la voce Energia, Greenpeace ha valutato il fattore di energia rinnovabile e la riduzione dei gas serra, mentre sul Consumo delle Risorse sono state prese in esame le applicazioni di design sostenibile che favoriscano l’utilizzo di materiali riciclati. Per finire, alla voce Agenti Chimici si è tenuto conto dell’annullamento delle sostanze chimiche pericolose a partire dal processo produttivo fino al prodotto finale.

I risultati? Il bilancio non è positivo. Infatti, secondo l’analisi di Greenpeace, molte delle più grandi aziende tecnologiche non sono riuscite a impegnarsi nel ridurre le emissioni di gas a effetto serra e sono ancora riluttanti a sfruttare pienamente le energie rinnovabili. La scelta di Greenpeace di quest’anno di focalizzare il suo sguardo sui principali produttori di elettronica di consumo come Smartphone, Tablet e PC, parte da un’amara e dura consapevolezza: nonostante i dispositivi tecnologici abbiano portato una rivoluzione negli stili di vita nelle popolazioni del 21esimo secolo, questi vengono molto spesso realizzati attraverso linee produttive che ricalcano il modello industriale del 19esimo secolo, come ha affermato Gary Cook, attivista di Greenpeace Usa.

Le grandi aziende, pur ottenendo importanti profitti nel breve periodo, stanno costruendo il loro successo su modelli che non sono più sostenibili per l’ambiente e che, perdipiù, continuano ad aumentare il quantitativo di “spazzatura” tecnologica. Tutto ciò è dovuto anche alla difficile riparabilità dei prodotti e alla scelta di integrare la strategia dell’obsolescenza programmata nella progettazione degli strumenti tecnologici.

Come ha dichiarato l’attivista di Greenpeace Lee Insung: “Nei prossimi tre o cinque anni, sarà l’uso dell’energia rinnovabile e la modalità con cui le aziende affronteranno i cambiamenti climatici a determinare la loro competitività”. Se l’industria tecnologica non cambierà a favore dell’utilizzo di energie rinnovabili, afferma il rapporto di Greenpeace, il mondo non sarà in grado di affrontare il cambiamento climatico dei prossimi decenni.