di Egidio Liberti

Ormai il crowdfunding è l’ultima frontiera dell’economia reale: arriva dove gli istituti finanziari non si spingono più e, spesso, ne colma addirittura le lacune. Si potrebbe sintetizzare che gli uomini fanno ciò che le istituzioni non vogliono più fare. Laddove con uomini, sia chiaro, si identifica il genere umano. Perché proprio una questione di genere si apre, ora che il crowdfunding è uno strumento efficiente, efficace, emancipato: le donne lo fanno meglio degli uomini. A sancirlo è uno studio diffuso da PricewaterhouseCoopers e The Crowdfunding Center, secondo cui gli investitori “target” sono maggiormente persuasi dalle donne (32%) rispetto agli uomini. Percentuale che in Asia addirittura sale al 50%. Gli analisti sono concordi: fa la differenza il linguaggio più emozionale e incisivo che l’universo femminile sa utilizzare. Lo spread, per usare un termine famigerato, segna un 24% contro 20% negli Usa, 26 verso 20% in Gran Bretagna. Un trend confermato in tutti i mercati: in Brasile, Cina, India, Indonesia, Messico, Russia, Turchia si attestano al 10% contro 4%; e le cose non cambiano in quelli meno maturi come l’Africa dove il successo femminile premia nell’11% dei target mentre quello maschile solo nel 3%.

Lo studio ha preso in esame 450.000 raccolte realizzate in 205 Paesi tra il 2015 e il 2016, attraverso 9 fra le principali piattaforme. Portali sui quali le donne sono una minoranza, nonostante i numeri dimostrino, appunto, che raggiungono l’obiettivo prefissato più spesso dei maschietti. Inoltre, i progetti a guida femminile ottengono anche una media d’investimento superiore, circa 87 dollari contro 83, segnando un ulteriore dato in controtendenza con il mercato: le donne solitamente riscontrano infatti maggiori difficoltà seguendo i canali tradizionali nell’accesso al credito e agli investimenti, specie nel caso di nuove attività come le start up innovative. Anche per questo IFundWomen ha lanciato ufficialmente l’omonima piattaforma, un portale dedicato esclusivamente alle imprese a guida femminile e alle loro idee creative. Obiettivo di IFundWomen è infatti convogliare finanziamenti verso le imprenditrici per arginare, se non eliminare del tutto, il divario di genere esistente nei finanziamenti con capitali di rischio. Ancora una volta quindi il crowdfunding risulta essere una valida alternativa ai canali tradizionali. I medesimi che fra Venture Capitals e Business Angels vedono una presenza femminile ancora insufficiente: nel mondo, solo il 7% dei partner nelle 100 maggiori strutture è una donna. Non volendo entrare nel merito dell’opportunità, lungimiranza o, banalmente, efficacia degli investimenti privilegiati da questo sistema che, oggi, non gode proprio di buona salute, viene inevitabilmente da domandarsi come mai perseverino nel non riconoscere potenzialità laddove invece le scovano i crowdfunder. Un sistema che, a differenza dell’attuale situazione degli istituti finanziari, ha iniziato la propria fortuna nel 2008 con il lancio della piattaforma Indiegogo e, successivamente, si è moltiplicato liberamente, guidando così un successo crescente che ha messo in fila 10 milioni di dollari di raccolta nel 2009, per arrivare ai 767 milioni dello scorso anno.