di Caterina Filippini

Il neuroscienziato americano Christof Koch, che ha collaborato con lo scopritore della doppia elica del DNA e premio Nobel Francis Crick, ed è oggi a capo dell’Allen Institute for Brain Science si Seattle, ha scritto Confession of a Romantic Reductionist, un libro che parla dei principi scientifici della coscienza.

 

Perché ha scelto questo titolo?

Io non sono un mistico. Sono uno scienziato, quindi un riduzionista. Prendo un fenomeno complesso e lo riduco in qualcosa di accessibile. Ma sono anche romantico, ovvero credo di essere sensibile alla conoscenza.

 

Come è diventato scienziato?

Mi sono sempre interrogato sulla coscienza a partire da quando ero bambino e mi chiedevo se i cani andassero in paradiso. Pur non parlando, hanno emozioni di amore e paura, odio ed eccitazione, sono felici. Perché non potrebbero risorgere? In verità la coscienza dal punto scientifico non è una cosa semplice. Io sono assolutamente certo della mia consapevolezza, cartesianamente, ma posso solo pensare che gli altri lo siano quando hanno un comportamento che mi sembra cosciente, e potrei vederlo soltanto scannerizzando il loro cervello. Se invece ho un paziente che non mi può parlare, devo agire come interprete. È lo stesso con gli animali. Ma quando si parla di analisi al microscopio solo uno neuroanatomico può distinguere con sicurezza un cervello animale da uno umano. La coscienza è uno stato molto basilare. È realizzare dove si è e che momento è della giornata.


Che rapporto c'è tra la capacità di coscienza e le dimensioni del cervello?

Le api, ad esempio, hanno un cervello molto piccolo, eppure possono volare in mezzo ai labirinti, ritrovare un fiore che hanno individuato, comunicare ad altre api, attraverso una danza, il luogo e la qualità di una fonte di cibo, possono riconoscere un apicultore… il loro cervello contiene un milione di neuroni, un numero incomparabilmente inferiore al nostro, ma la densità è superiore a quella della corteccia umana, e la complessità del cervello di un ape è sbalorditiva anche se è più piccolo di un grano di quinoa: quindi credo si provi qualcosa ad essere un’ape, a danzare nel sole, a bere del nettare e riportarlo all’alveare. Poi il discorso che non possano parlare non li esclude dall’essere senzienti e coscienti. Anche i bambini e alcuni adulti non possono parlare. Non sono coscienti perché non hanno un cervello umano? Sarebbe un giudizio completamente arbitrario. Hanno neuroni, canali ionici, neurotrasmettitori e dopamina, esattamente come noi. La dimensione del cervello non è un indicatore di coscienza, basti pensare che l’Homo Sapiens ha colonizzato il pianeta, l’uomo di Neanderthal no, e aveva un cervello più grande. Non c'è un motivo scientifico per cui rispetto ad animali che hanno cervelli più grandi del nostro, come delfini e balene, siamo stati capaci di creare una civiltà e diventare una forza tellurica del pianeta al punto da creare un’epoca geologica, l’Antropocene. Forse è perché balene e delfini vivono in un ambiente relativamente statico, come il mare, o forse perché hanno le pinne.


Cos'è il panpsichismo?

La civiltà umana ha a che fare con lo sviluppo di utensili e strumenti, che siano una pietra, una freccia, una bomba o un computer. Questo non significa che però come specie siamo gli unici a possedere una coscienza, anzi: ci sono tutte le evidenze del panpsichismo, ossia che altri sistemi, non necessariamente complessi, ma con connessioni cerebrali, siano coscienti.

 

Anche i computer potrebbero avere una coscienza quindi?

Sì. Anche l’intelligenza artificiale potrebbe sviluppare una coscienza, un sentire e non curarsi dei sentimenti degli umani.