di Caterina Vasaturo

Archeologi di tutto il mondo, gioite! Oggi è sempre più facile avere una visione dei siti fino a qualche tempo fa impossibile da ottenere. E solo grazie alle videocamere ad alta definizione installate sui droni, che consentono di individuare i segni della presenza di antichissimi insediamenti umani. È accaduto in Bolivia, nell’area archeologica di Tiwanaku. L’impero precolombiano, concentrato intorno al lago Titicaca ed esteso fino al Pacifico, alle coste dell’attuale Cile, è apparso molto più vasto di quanto si immaginava.

Il volo di un drone ha, infatti, mappato la superficie del sito Unesco, esempio di un’arcaica e fascinosa cultura, scoprendo che c’è ancora tanto di sotterrato da portare alla luce. Sotto la guida dell’archeologo spagnolo José Ignacio Gallegos, l’équipe di ricerca ha unito i pezzi di una serie di indagini condotte nel corso degli anni, fornendo informazioni su alloggi, canali, spazi pubblici, politici e religiosi. Ma ciò che mancava era un’immagine globale dell’intera zona, per verificare come i dati di cui si disponeva sarebbero stati “tradotti” nei palazzi in cui vivevano le persone o in quelli animati dai rituali religiosi e civili.

Dalle videoriprese satellitari fornite dal drone è emersa la reale grandezza del sito: un territorio immenso, che copre uno spazio enorme di 650 ettari. Le autorità boliviane, costatando che attualmente è visitabile al pubblico solo il 2-3% dell’area, hanno proposto di procedere immediatamente con gli scavi archeologici, per far luce su una delle civiltà più misteriose della storia. L’antico splendore di Tiwanaku, fondata intorno alla fine del 1500 avanti Cristo e scomparsa prima dell’arrivo di Cristoforo Colombo, non può che affascinare con i suoi misteri tutti da scoprire. La speranza degli esploratori è che l’indagine aerea, autrice di nuove conoscenze e suggestioni nell’intero paese, possa contribuire anche a preservare la maestosità dell’intero sito, aprendo la strada a una più efficace conservazione delle rovine rimaste.