di Dario De Marco

Nel futuro, grazie alle macchine, lavoreremo tutti di meno. Nel futuro, per colpa delle macchine, resteremo tutti disoccupati. Nel futuro, a causa delle macchine, i ricchi non lavoreranno e i poveri lavoreranno il doppio. Ma la realtà, come sempre, spiazza tutte le previsioni: sia quelle più catastrofiste sia quelle più ingenuamente ottimistiche. Uno degli aspetti del mondo del lavoro attuale – così come modificato dalla presenza sempre più costante e necessaria dei lavoratori/automi – è sicuramente una distribuzione diversa del lavoro, sia negli orari che nel significato stesso della parola. Prendiamo le dichiarazioni dei top manager del settore industriale e tecnologico: Tim Cook, l'erede di Steve Jobs alla guida del colosso Apple, ha raccontato al Time che la sua giornata inizia alle 3:45. Della mattina. Il Ceo di General Electric Jeff Immelt ha detto a Fortune che per 24 anni la sua settimana lavorativa è durata 100 ore. E per non essere da meno Marissa Mayer, Ceo di Yahoo, ha dichiarato a Bloomberg che in passato lavorava 130 ore alla settimana. Il triplo, o il quadruplo, di quello che per contratto nazionale lavora (o dovrebbe lavorare) un operaio o un impiegato.

Hanno bisogno di lavorare così tanto, da un punto di vista della sussistenza economica? In realtà no, ovviamente. Ma secondo un recente articolo del giornale inglese Guardian, nel mondo attuale lavorare tanto è il corrispettivo di quello che un secolo fa era spendere tanto: uno status symbol. Si tratta di una scelta, non di un obbligo, che nel momento in cui viene fatta ridefinisce il concetto stesso di lavoro, soprattutto nell'information technology: non è solo questione di mostrare ai dipendenti che si guadagna di più perché si lavora di più; l'impegno è maggiore perché maggiore il coinvolgimento nelle sorti dell'azienda, maggiore l'attaccamento a quello che si fa; maggiore, in ultima analisi, il divertimento. Non si può immaginare l'attuale esplosione di creatività e start-up senza credere che i protagonisti abbiano uno scopo non solo economico in quello che fanno: inventare mondi per il puro piacere di farlo, questo è il lavoro del futuro.

E così mentre il lavoro diventa divertimento, l'hobby diventa lavoro. Un altro aspetto della società attuale è l'attenzione all'aspetto performante della salute: la palestra, la corsa, il nuoto, la bicicletta, si fanno perché sono attività sane, che fanno 'stare bene', nella concezione tradizionale. Adesso però si aggiungono sempre più spesso degli obiettivi da raggiungere, dei limiti da superare: è utilizzato sempre più spesso, e non a caso, il termine 'lavorare su se stessi'. Così lo sport preferito dai manager diventa Ironman, un misto estremo di corsa-nuoto-bici. E buon lavoro a tutti. Cioè, buon divertimento.