di Chiara Calpini

 

Uno straordinario incontro tra scienza e finzione si è svolto a Washington durante l’ultimo Awesome Con, la fiera che dal 2003 celebra tutti i variegati aspetti della cultura geek. In un solo fine settimana più di 60mila fan del mondo pop si sono dati appuntamento nella capitale statunitense, dimostrando il loro entusiasmo, anche indossando, come da tradizione, i costumi da eroi e eroine dei videogiochi, dei manga, delle serie TV, del cinema e dei libri. Tutto per rendere onore a tutte le espressioni artistiche che formano il patrimonio culturale di ogni nerd che si rispetti. Ma, tra un travestimento da Darth Vader e la ricostruzione di una sala di videogiochi vintage, quest’anno sono scesi in campo anche i veri scienziati. 

Uno dei momenti più entusiasmanti di questa edizione è stata la serie di incontri educativi denominata Future Con, la convention sul futuro, realizzata in collaborazione con lo Smithsonian Magazine, il giornale dell’omonimo e autorevole istituto di ricerca americano. Astrofisici, tecnici dei veicoli e biologi si sono incontrati per spiegare come i principi del mondo reale e le teorie dietro la tecnologia più innovativa convivano e si sviluppino nelle invenzioni immaginifiche della fiction. Il faccia a faccia tra scienza e fantascienza è sempre più attuale. Nato all’inizio del ‘900 il genere della fantascienza – secondo una definizione comunemente accettata – sviluppa con l’immaginazione l’impatto di una scienza o di una tecnologia – reale o inventata – sulla società e sull’individuo. Basti pensare al concetto di tempo. Se da una parte l’arte è rimasta a lungo vincolata alle scoperte della fisica cartesiana e newtoniana, dall’altra è solo ultimamente che ha fatto veramente suoi quei principi della fisica quantistica per cui Einstein scriveva “La distinzione tra passato e futuro è solo un’illusione ostinatamente persistente”. Film come Interstellar di Cristopher Nolan, Arrival di Denis Villeneuve o anche la serie TV tedesca Dark sono riusciti ad esprimere le inquietudini e le inedite possibilità di un tempo concepito non più come strumento di misura lineare ma come entità circolare e coesistente. Non solo rappresentando, come già accaduto in passato, mondi paralleli o cunicoli spazio-temporali, ma restituendo questa complessità anche nel linguaggio filmico.

Gli astrofisici della NASA, i ricercatori in biologia, gli ingegneri dell’industria del divertimento e tutti gli scienziati intervenuti hanno proposto durante Future Con gli argomenti più disparati, da Harry Potter ai buchi neri, dal quoziente scientifico nei videogiochi all’evoluzione prossima delle stazioni spaziali, instillando nuove conoscenze, soddisfacendo molte curiosità nel pubblico accorso e, ovviamente, deliziandolo con i giusti riferimenti nerd.

Se Nolan si è affidato alla scienza per rappresentare nel modo più veritiero possibile i buchi neri di Interstellar, l’astronoma della NASA Jane Turner a sua volta ha spiegato che proprio nel bel mezzo della Via Lattea c’è un buco nero grande quattro milioni di masse solari e di come una squadra internazionale di scienziati stia cercando di fotografarlo intercettando le radiazioni dei gas che lo circondano, attraverso l’innovativa missione Event Horizon Telescope.

Il professore di biologia Eric Spana ha fatto felici i fan di Harry Potter chiedendosi da dove provengano le capacità occulte dei maghi nati-Babbani, provenienti cioè da famiglie senza poteri magici come raccontato nella saga di J.K. Rowland. Analizzando una serie di case studies analoghi  ha concluso che le capacità magiche possono essere il risultato di un tratto genetico dominante e ha aggiunto che, grazie a determinate mutazioni, esiste una piccolissima ma reale possibilità che nascano bambini con poteri magici in una qualsiasi popolazione data. L’incidenza sarebbe di uno su 740mila, non è molto ma basta per sognare.

Molti panel sono stati condotti da scienziate ed espressamente dedicati alle protagoniste femminili assolvendo a una cruciale funzione aspirazionale.  Brave New Girls ha raccolto scienziate, educatrici e comunicatrici scientifiche per raccontare le difficoltà e i successi nel mondo della scienza. Un altro dibattito ha analizzato le tendenze delle STEAM (le discipline scientifiche coadiuvate dall’arte) e della diversità nei fumetti e nei film, sottolineando l’importanza di creare role model diversi, in grado di rappresentare la pluralità della società contemporanea. La scienziata afroamericana Renetta Tull ha ricordato il valore che ha ricoperto per lei e la sua realizzazione il personaggio del tenente Uhura in Star Trek. In questo senso Awesome Con ha compiuto anche un’importante operazione culturale, valorizzando il potenziale delle minoranze e delle donne in un mondo, quello della scienza ma anche della fantascienza, storicamente dominato dagli uomini e spesso accusato di esclusione e sessismo. Tra gli incontri più affollati, quello dedicato a Black Panther, il film campione di incassi della Marvel popolato da supereroi afroamericani. L’ingegnera Lynette Drake ha spiegato che il grafene, definito da alcuni come la plastica del futuro, è molto simile al vibranium immaginato nel film, mentre il collega Charles Johnson-Bey ha rivelato che le nanofibre assorbenti, come quelle che compongono il costume da pantera del protagonista T’Challa, vengono sviluppate nel mondo reale per proteggere i natanti dai fulmini. Infine si è discusso del cruciale messaggio di empowerment che il film ha espresso attraverso l’iconografia del cosiddetto “afrofuturismo”, il genere sociale, politico e culturale che proietta i viaggiatori, gli eroi e i guerrieri neri nello spazio, in un mondo di fantasia, creato mixando tecnologia e fantascienza con mitologie egiziane.

Insomma, l’Awesome Con non è mai stato vario come in quest’edizione, ma soprattutto aderente con la realtà circostante, senza per questo smettere di essere proiettato verso il futuro!