di Gianmaria Raimo

Il tempo imprevedibile, le lunghe tratte, il freddo impossibile. Sono tutte caratteristiche che accompagnano i guidatori in montagna, soprattutto i guidatori professionisti come gli autisti di camion. Un'altra costante, purtroppo, sono gli incidenti. “C'è un incidente nelle strade di montagna ogni sei o sette minuti”, dice il fotografo e regista indiano Gaurav C. Bhatt, che ha diretto un documentario breve sul tema, un corto pluripremiato al festival di Cannes: Roads that honk.

Il film è stato girato in India ma ovviamente la questione è comune a tutte le zone montuose del mondo: spesso non si ha la possibilità tecnica, economica o geologica per mantenere le strade diritte – attraverso ponti, viadotti e gallerie – e quindi le vie carrabili ricalcano le vecchie mulattiere e i sentieri di una volta. Il problema nasce nel momento in cui avviene questa conversione: le mulattiere sono strette, pensate per far passare pochi animali o persone alla volta; quando vengono allargate per asfaltarle e consentire il passaggio dei veicoli a motore, comunque non sono così comode e tranquille da fornire spazi di manovra in caso di pericoli improvvisi. E soprattutto i sentieri contengono una quantità spaventosa di curve a gomito, curve cieche che non consentono di vedere chi sta arrivando dall'altra parte, fino a che non te lo ritrovo davanti: il che ovviamente non è un problema quando cammini a passo di mulo o di pecora, ma lo diventa con le velocità moderne.

La tecnologia innovativa, documentata in Roads that honk, consiste nel piazzare due 'colonnine intelligenti' nelle prossimità di un tornante, una da una parte e una dall'altra: queste colonnine, grazie a una tecnologia radar e wireless, vedono i veicoli che si avvicinano, calcolano la loro velocità e la probabilità che si trovino ad affrontare la curva nello stesso momento, ed emettono vari segnali di avviso: un segnale acustico come quello di un potente clacson, e uno visivo quale una luce gialla lampeggiante. I guidatori sono così sull'avviso, e possono rallentare e prepararsi all'incontro.

Il documentario breve che ne parla detiene vari primati: quello di essere il primo film indiano nella sezione Innovazione, e quello di aver vinto il Leone d'argento nella stessa sezione, nonché il Leone di bronzo nella sezione Design. “Aiutare le persone è stato sempre il mio obiettivo”, ha dichiarato il regista Gaurav, “quindi questa pubblicità-progresso è stata l'occasione perfetta”. Perfezionista di natura, il fotografo ha voluto conoscere personalmente i camionisti reclutati per le riprese, parlare con loro e rendersi conto delle difficoltà di chi guida in montagna: proprio il giorno prima di girare, una di queste persone aveva deciso con un amico di mettere su un'azienda, e il giorno dopo ha saputo che l'amico era morto, in una di quelle curve a gomito.

In India poi c'è l'ulteriore difficoltà data dal fatto che le scritte su molti cartelli sono solo in inglese, e non è detto che, soprattutto nelle zone rurali, tutti i guidatori siano in grado di comprenderle. Ma grazie alla tecnologia, e alla grande diffusione che il passaggio in un festival mondiale comporta, forse si riuscirà a trovare un rimedio.