di Michele Masneri

Un popolo di grandi inventori, poco poeti e pochissimo navigatori: in Silicon Valley il gusto per il natante latita, per vedere delle barche degne dei patrimoni e dei blasoni bisogna andare indietro alla prima repubblica siliconvallica. Ai mega yacht di Larry Ellison, il fondatore di Oracle, col suo Rising Sun, 138 metri, poi ceduto al magnate di Hollywood David Geffen. O a Paul Allen, co-fondatore di Microsoft, armatore di Octopus (126 metri) e Tatoosh (93 metri). L’altra nave ammiraglia è il Venus di Steve Jobs, 70 metri di candore levigato, disegnato dall’immancabile Philippe Starck, che ha creato questa elegante Pastamatic nautica con dettagli inox, ancora utilizzata dalla famiglia. I siliconvallici più giovani, quelli delle colossali fortune nuove, degli Airbnb, degli Uber, dei Facebook, pur molto liquidi resistono alla tentazione anni Ottanta del “mi faccio la barca”.

Così una gita all’augusto St. Francis Yacht Club di San Francisco (gemellato col circolo Italia di Napoli), è abbastanza deludente: ci si trova soprattutto old money, addirittura pre-silicio, signore elegantissime che mangiano le loro zuppe di granchio in vecchi Chanel, con le finestre aperte sul ponte e Alcatraz in lontananza (se non c’è nebbia, e la nebbia c’è quasi sempre). Barche in porto quasi sempre scrause, yachtini che sfigurerebbero ad Igea Marina, natanti da pesca all’aragosta tracagnotta. Forse i siliconvallici non amano la barca, anche perché è un posto su cui bisognerebbe poi fare delle cose che loro detestano, come conversare, avere degli ospiti, leggere perfino dei libri.

Come nemesi galleggiante, al largo della baia di San Francisco abita, in barca, forse per non essere malmenato, Antonio Garcia Martinez, ex dipendente di Facebook che ha dato alle stampe Chaos monkeys. Obscene fortune and Random Failure in Silicon Valley” (Harper); quello che finora è il più acuminato atto d’accusa ai magnati della valle e in particolare a Mark Zuckerberg, al tempo suo boss. Garcia Martinez è il pentito della Silicon Valley, “una comunità che nonostante tutte le sue pretese di trasparenza, innovazione, principi, rinuncia a camicie stirate come statemement di controcultura, in realtà è una gabbia di reazionari”, come dice in una delle frasi più gentili.

In barca ha poi trovato la morte la mamma dell’uomo simbolo di una certa Silicon Valley, Travis Kalanick di Uber. Il fondatore e ceo della compagnia, che si è dimesso martedì scorso, ha usato proprio la scusa della mamma (scomparsa in un naufragio a fine maggio) per lasciare l’azienda; dopo le accuse di sessismo, le cause legali, e un disastro di pubbliche relazioni.

Di gran lunga comunque i magnati di qui preferiscono, come status symbol motorio, l’aereo privato. L’aeroporto di San Francisco è perennemente intasato di Gulfstream e Learjet e Falcon pronti per destinazioni più o meno esotiche. Tra le preferite: il Messico, a solo un’ora e mezzo di volo; Palm Springs (un’ora e dieci, con aeroporto comodo, meta prediletta di Peter Thiel, fondatore di Paypal e oggi consigliere del presidente Trump). Mentre d’agosto la rotta più battuta è quella verso l’aeroporto di Black Rock City, per andare al festival di Burning Man, nato come meta di fricchettonismo totale nel deserto del Nevada: lì ogni anno, per una settimana, senza elettricità né cellulari né acqua corrente, ma con tende e roulotte, si può dare sfogo al richiamo della foresta. Oggi però ci si è un po’ imborghesiti e il biglietto costa 380 dollari; e soprattutto si sta allargando la pista nella sabbia per far atterrare i jet privati in arrivo da San Francisco, proprio accanto alle tende e ai caravan di chi è rimasto inopinatamente povero. Talvolta vi si può trovare parcheggiato anche l’aereo più elegante della Silicon Valley, il Gulfstream V bianco con sigla in coda N2N, già di Steve Jobs, e oggi passato al capo del design Apple Jonathan Ive, che ne aveva disegnato gli interni (la vedova Jobs glie l’ha venduto a un prezzo simbolico, e lui però decolla soprattutto dall’aeroporto di San José, molto più comodo dall’ufficio di Cupertino, con meno traffico).