di Iacopo Barison

 

Herman Narula, co-fondatore e CEO di Improbable Worlds Limited, una start-up londinese che costruisce infrastrutture per enormi mondi virtuali da sviluppare, afferma che "il gaming potrebbe essere un antidoto per un mondo in cui i posti di lavoro sono stati automatizzati". Durante il discorso al Wired Live di Londra, il CEO ha fatto riferimento direttamente alla fantascienza di Matrix, parlando anche del romanzo Ready Player One di Ernest Cline.

Quest'ultimo riferimento sembra il più adatto, in quanto il romanzo descrive un mondo devastato da problemi ambientali e sociali che hanno portato le persone ritirarsi in un mondo virtuale gestito da una multinazionale.

Parlando sul palco, Narula ha detto che oggi, con 2,6 miliardi di persone che giocano ai videogiochi, "è molto importante andare oltre il gioco”. Il giovane CEO ha incalzato con una previsione: "Quella che stiamo per vivere è un'ulteriore trasformazione, i giochi che diventano dei mondi, dove si può creare valore, si può avere un lavoro, si possono abbattere i confini tra il semplice consumo passivo di un videogioco e l'avere esperienze significative. "

Narula ha parlato della “singolarità”, un termine coniato dallo scrittore di fantascienza Vernor Vinge per dar forma all'idea che la superintelligenza potrebbe sì innescare una crescita nella società, ma anche cambiarla per sempre. Narula ha chiarito che questo è un concetto di cui il suo investore, il CEO di SoftBank e multimilionario Masayoshi Son, parla sovente. All'inizio di quest'anno, Improbable ha raccolto 500 milioni di dollari da SoftBank. Naturalmente, sia Narula che Son vedono la “singolarità” come un'opportunità notevole.

"Un mondo in cui l'intelligenza artificiale e i sistemi creano enorme ricchezza e produttività, è anche un mondo in cui gli umani hanno ben poco da fare", ha detto Narula. "I lavori saranno automatizzati a un ritmo abbastanza spaventoso. Penso che il gaming potrebbe essere un antidoto ad alcune delle sfide che potremmo incontrare in una società automatizzata. I mondi di gioco rappresentano un luogo in cui il lavoro non ha bisogno di essere automatizzato, non avrebbe senso, e il tipo di attività che sostengono resisterà sempre all’AI. Chi avrebbe mai pensato che i videogiochi potessero salvare il mondo. Già, ma forse possono farlo davvero."