di Valerio Millefoglie

Bestiario universale del professor Revillod – sottotitolo, Mirabolante almanacco della fauna mondiale – è un libro dello scrittore e illustratore spagnolo Javier Sáez Castán, specializzato in editoria per l’infanzia. Si tratta di un volume rettangolare, in cui ogni pagina è divisa in tre sezioni; un libro-gioco che permette di combinare animali comuni come la tigre, il rinoceronte o l’elefante e dar vita ad animali immaginari. Anche le didascalie sottostanti danno vita a creature incredibili come il “Volubile esemplare/ dalle squame iridescenti/ del Celeste Impero”. C’è un altro libro che potrebbe sembrare altrettanto di fantasia eppure parla di realtà: si intitola How to Clone a Mammoth - The scienze of de-extinction. L’editore è la Princeton University Press e l’autore è Beth Shapiro, professore associato di ecologia e biologia evolutiva dell’Università della California, Santa Cruz.

La de-estinzione, detta anche resurrezione biologica, è un processo di creazione artificiale che attraverso una vera e propria rievocazione di DNA permette di riportare in vita organismi appartenenti ad una specie estinta. Fra questi, appunto, il mammut; uno degli animali estinti che Shapiro amerebbe più riportare in vita “perché potrebbe far sì che la gente si interessi alla scienza e alla tecnologia, e anche perché avrebbe un forte impatto positivo sull’ambiente”. Ad annunciare il ritorno del mammut è stato il genetista George Church dell’università di Harvard. Il team di cui fa parte sta finalizzando un procedimento che parte da una traccia di DNA di mammut ritrovata nel permafrost artico. Andando ad analizzarlo, e ricercando i geni che lo differenziano dall’elefante, daranno vita a un embrione ibrido da impiantare all’interno di un utero artificiale. Come nel Bestiario universale l’animale che dovrebbe venir fuori sarà un ibrido di mammut ed elefante, un 'mammophant'. Qualcuno ha già pensato all’habitat. Sergey e Nikita Zimov, padre e figlio, hanno fondato in Siberia, nel 1996, il Pleistocene Park: un parco di 130 mila chilometri quadrati dove ricostruire gli ecosistemi delle steppe per salvare l’uomo dai cambiamenti climatici.

Per il Tyrannosaurus Rex siamo invece in ritardo, “Il limite della sopravvivenza del DNA - spiega Beth Shapiro - è di circa un milione di anni”. Poi aggiunge: “Man mano che la popolazione umana cresce, la sfida è quella di trovare posti nel nostro pianeta che non siano stati influenzati dall’attività dell’uomo. Per avere un mondo ricco di biodiversità dovremo incrementare il nostro approccio alla conservazione, non sarà sufficiente salvaguardare parchi o spazi incontaminati. Le tecnologie come la de-estinzione potrebbero aiutarci”. Il mirabolante almanacco della fauna mondiale inizia con questa introduzione: “Attraversando terre e mari ignoti, risalendo vette sconosciute ed esplorando gli abissi più profondi, calcando strade ferrate e librandomi su palloni aerostatici, sempre ho seguito, inalterabile, una stella polare”. La stella potrebbe essere un’elica, di DNA, che ha resistito al tempo.