di Caterina Vasaturo

Una diatriba legale fatta di dinieghi e approvazioni. Un accanimento ostinato per dimostrare un assunto fuori dagli schemi della scienza. Il racconto biblico della violenta inondazione, scatenata per distruggere l’umanità come atto di una punizione divina, avrebbe delle fondamenta storiche. Almeno secondo Andrew Snelling. L’australiano non è affatto uno sprovveduto, come si potrebbe pensare: al contrario, vanta un dottorato di ricerca presso l’Università di Sydney, ed è direttore dell’Answers in Genesis, associazione cristiana fondamentalista, che interpreta letteralmente la Sacra Scrittura.

Nelle vesti di geologo creazionista, non crede nel Big Bang, ma sostiene che a generare la Terra e l’intero Universo sia stata la potenza divina. Sulla base di questa posizione, Snelling porta avanti da anni la sua missione: dimostrare che gli strati rocciosi del Grand Canyon si siano depositati in pochi millenni e non in milioni di anni, come ampiamente accettato dalla comunità scientifica. Solo un evento catastrofico come il diluvio universale ha potuto formare, in un tempo rapidissimo, la profonda gola dell’Arizona. Secondo le tradizionali fasi del metodo scientifico, alla formulazione dell’ipotesi deve necessariamente seguire un esperimento che ne verifichi la correttezza. Ecco, quindi, la richiesta di prelevare alcuni campioni di roccia dal sito analizzato. L’iniziale rifiuto ricevuto dal Parco nazionale del Grand Canyon, accusato di discriminazione e di ostacolare la ricerca scientifico-religiosa, dopo un lungo contenzioso legale, si è trasformato nell’autorizzazione a procedere con la raccolta dei frammenti.

Tuttavia, il dottor Gilles Brocard, altro esperto geologo, non certifica il valore della tesi del suo collega, e arriva a definire un delirio l’idea secondo cui l’area americana si sia formata nell’arco – a suo dire troppo ristretto – degli ultimi ventimila anni. La descrizione di Snelling su come distinguere i sedimenti e le strutture rocciose appare poco dettagliata, non aggiornata e priva di fonti attendibili. In più, l’impatto di inondazioni estremamente grandi sulla Terra lascia una firma ben precisa e identificabile sul paesaggio, diversa da quella del Grand Canyon. Verità o leggenda che sia, il processo di formazione di questo immenso abisso naturale continua a intrigare, configurandosi come una delle più spettacolari meraviglie naturali, di fronte alla quale è impossibile restare insensibili.