di Egidio Liberti

Immersione. È questa una delle principali parole d'ordine alla 10ma conferenza re:publica, incontro annuale che prende in esame la cultura digitale nel mondo. Tuffarsi in un'esperienza, diventare tutt’uno con l’ambiente e il contesto: immergersi, appunto. Che sia realtà o realtà virtuale o aumentata, l'avanguardia delle tecnologie immersive disegna un futuro a metà strada fra sci-fi e hi-tech. Tecnologia, quindi, ma non solo: specie se anche le arti e la cultura contemplano questo tipo di esperienze. Soprattutto quando si tratta di metodi di produzione.

Se n’è parlato a re:pubblica TEN lo scorso maggio a Berlino. All’appuntamento c’era un ricco panel di esperti di arti, mestieri e tecnologia, ovviamente, che hanno portato la propria esperienza, le proprie riflessioni. C’era anche un laboratorio dedicato dal titolo Immersive Arts. La sovrapposizione delle tecnologie dell'arte e la realtà virtuale si sono dimostrate un tema centrale. L’artista Sara Vogl ha affrontato Le nuove dimensioni e le prospettive dell'arte in VR, mostrando esempi di altri artisti che creano il mondo in cui potremmo vivere un giorno; queste tecnologie, in collaborazione con l'arte, mostrano potenzialità filosofiche come base per nuovi progetti di vita. Il pittore Neo Rauch l’ha usata per una delle sue sculture: così l'arte 3D scansionata ha raggiunto la 'libertà' nel mondo virtuale. Di incredibile attualità il lavoro di Matthew Vincent e Chance Coughenour, che raccolgono immagini private di artefatti culturali perduti, come quelli recentemente distrutti dall'ISIS, e con l'aiuto di queste immagini creano modelli 3D che possono essere trasformati in schemi per la stampa tridimensionale (e la ricreazione). Con il progetto "Rekrei" dimostrano come l'archeologia, la storia dell'arte, l'attivismo politico e la tecnologia si possono unire in un grande impegno civile.

L'artista israeliana Maya Magnat ha iniziato il suo discorso "Digital Performance - Interfacing Intimacy" pensando all'intimità digitale. Per lei il desiderio di intimità va al di là della nostra consueta comprensione del termine stesso, specie se lo applichiamo agli utenti e alla loro relazione con i dispositivi digitali. Emblematico il titolo della sua performance digitale: "Vuoi mettere la tua mano nel mio disco rigido?". Più immerso di così...