di Valerio Millefoglie

Cielo giallo ocra al tramonto sul lago d’Aral e su tre imbarcazioni russe che si specchiano nell’acqua. Si avvista terra, tra Uzbekistan e Kazakistan. All’orizzonte c’è un camino acceso, in questo dipinto del 1848 realizzato dal pittore e poeta Taras Hryhorovyc Ševcenko. Uno dei versi del suo Il Testamento recita: “Quando porterà il fiume al mare azzurro il sangue nero, lascerò allor la tomba e andrò da Dio per pregare. Prima di ciò non conosco Dio”. Secoli dopo l’autore, al posto del lago, troverebbe ciò che è stato classificato dall’ONU come “uno dei peggiori disastri ambientali causati dall’uomo”. Le grandi inondazioni del ’73, create per irrigare i campi, hanno fatto riaffiorare il sale contenuto nell’acqua. Questo, insieme ai pesticidi e ad altri materiali tossici, ha provocato l’evaporazione del lago.

Un uomo di mezza età, in giacca e cravatta, camicia bianca, osserva la cima delle montagne innevate. Ai suoi piedi rocce, poco più avanti l’acqua del lago ritirata. Sembra allontanarsi sempre di più da lui. Questa volta non è un dipinto ma una serie di foto che ritraggono il Segretario Generale delle Nazioni Unite, António Guterres, in Tagikistan. “Il Segretario Generale è rimasto sconvolto dagli effetti del cambiamento climatico che hanno portato i ghiacciai dei Tagikistan a sciogliersi del 30%”, ha detto il suo portavoce. Nel suo viaggio Guiterres ha incontrato il presidente del Tagikistan, Emomali Rahmon, che ha dichiarato: "Il 92% del territorio del Tagikistan è montuoso e il 60% delle risorse idriche dell'Asia centrale arriva proprio da questi territori. Al tempo stesso il paese, a causa della sua particolare posizione geografica, risente dell'impatto negativo del clima. Ogni anno i disastri naturali creano centinaia di milioni di dollari in danni all'economia nazionale e causano vittime umane”. Gli affari e gli ecosistemi sono infatti collegati, e negli ultimi cinquant’anni il 60% dei servizi ecosistemici del mondo è stato degradato. A fornire questi dati è l’Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha lanciato i prossimi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile per l’Agenda 2030. Nel documento ufficiale di presentazione, tra questi obiettivi, si legge: “Le aziende possono implementare strategie per incentivare l'utilizzo sostenibile del territorio, la gestione responsabile delle foreste e la gestione ambientale. Per garantire l'approvvigionamento di risorse naturali e materie prime in futuro, le aziende dovranno anche aumentare gli sforzi per il ripristino di terreni degradati. Rafforzando la ricerca e lo sviluppo nell'innovazione, investendo in infrastrutture naturali e attuando politiche responsabili di approvvigionamento”.

Non solo le aziende ma anche il mondo accademico si muove in questo senso. Un team che riunisce università provenienti da Andorra, Portogallo e Spagna ha creato una rete per promuovere la ricerca e l’innovazione nelle zone montane della penisola iberica. L’Organizzazione Mondiale per il Turismo ha dichiarato il 2017 l’anno del turismo sostenibile. Le risorse umane vengono ingaggiate per le risorse naturali: per le montagne, le acque e gli uomini del futuro.