di Egidio Liberti

 

Presto D-3BO e C1-P8, al cinema erano i simpatici robottini R2-D2 e C3-PO di Star Wars, avranno compagnia. Niente Stormtrooper, eserciti imperiali o fantascienza da Guerre Stellari. Molto più concretamente, e in linea coi tempi moderni, Google ha sponsorizzato un premio milionario destinato a chi sarà capace di mandare un robot sulla Luna. Meglio: un rover, cioè un veicolo per il trasporto di cose e persone, completamente autonomo. È presto per dire se avremo un’installazione scientifica permanente collocata in un cratere come la base lunare Alpha di Spazio 1999, la serie televisiva italo-britannica del 1973, ma certo è che dopo il “piccolo passo per un uomo” di Neil Armstrong e dell’Apollo 11 nell’estate del 1969, un altro “grande passo per l’umanità” è in procinto di essere compiuto.

La cosa è seria. Annunciato al Wired Nextfest del 2007 (con scadenza 31 dicembre 2017), il Google Luna X Prize è il premio sponsorizzato da Big G per la prima squadra privata che riuscirà a far atterrare un robot sulla Luna, il quale dovrà anche viaggiare per almeno 500 metri e trasmettere immagini e video in alta definizione. Chi vince ottiene 20 milioni di dollari, dei 30 complessivi: 5 vanno al secondo classificato e il resto suddiviso fra i rimanenti tre finalisti. Dopo un numero importante di partecipanti alle prime fasi infatti, sono rimaste in lizza 5 start-up private in rappresentanza di diversi Paesi. Israele, Giappone, Stati Uniti, India e un consorzio internazionale: oltre al denaro del premio c’è in gioco molto di più. Le squadre hanno già prenotato passaggi spaziali per i loro lander robotici, affidandosi a razzi di diverse società private.

Negli ultimi tempi infatti, l'interesse per un ritorno alla Luna è cresciuto nuovamente. La ragione è da ricercare nelle ambizioni del nostro Pianeta nell’esplorazione spaziale: inviare esseri umani nello spazio, addirittura sugli asteroidi, è tornato di attualità. In America per esempio il vicepresidente Mike Pence all'inizio di quest'anno ha invitato la NASA a tornare in corsa, aprendo anche a missioni private. Cina, Giappone e Russia hanno annunciato piani sponsorizzati dal governo per missioni sulla superficie lunare entro il 2030. Con l'aumento dell'economia dello spazio, i 30 milioni di dollari di Google Lunar XPrize mirano a stimolare quella tecnologia robotica che promuoverà l'esplorazione celeste.

Entro capodanno sapremo chi l’ha spuntata. In lizza l’israeliana SpaceIL, che intende addirittura ricreare un effetto Apollo per attirare le prossime generazioni di scienziati. Fondata nel 2011 da tre giovani ingegneri israeliani, l’organizzazione nonprofit oggi impiega 30 persone a tempo pieno. Il gruppo Hakuto (Giappone), leader mondiale nella robotica spaziale, ha sviluppato un rover finanziato da privati perché crede molto nella possibilità di sfruttare la Luna da un punto di vista minerario. Gli americani di Moon Express lanceranno il Lunar Scout MX-1, mentre il gruppo di lavoro indiano TeamIndus lancerà una sonda con a bordo il progetto di 4 studenti napoletani. Infine Synergy Moon raccoglierà gli sforzi internazionali dei gruppi di lavoro non autosufficienti. Al Google Lunar XPrize manca poco: il countdown è cominciato.