La robo-advisory, la consulenza fatta da sofware, è già una realtà. Presto potrebbe diventarlo anche la “cyborg consulenza”, una delle tante espressioni coniate per descrivere l'interazione tra advisor umani e sistemi automatici nell'assistenza ai clienti. I grandi gruppi finanziari, soprattutto statunitensi, stanno spendendo parte delle proprie energie tecnologiche nel tentativo di «aumentare» i propri professionisti con elementi di intelligenza artificiale e machine learning. Non si parla di chip o tecnologie installate sui dipendenti, ma il concetto è simile: i consulenti possono essere potenziati da assistenti vocali e algoritmi che li aiutano (o li precedono) nella scelta di cosa suggerire ai loro stessi clienti. In particolare ha fatto notizia il piano di Morgan Stanley, banca di investimento di New York, di far sperimentare algoritmi e soluzioni di artificial intelligence a tutti i suoi 16mila advisor entro la fine di quest'anno. Una soluzione che si allinea a quelle messe in campo anche da concorrenti diretti come JPMorganChase e Wells Fargo, due tra gli istituti che hanno già messo alla prova i potenziali delle fintech (tecnologie finanziarie) sul proprio organico.