di Caterina Vasaturo

Pellicce e cellule staminali. Diamanti e laboratori. Seta e vitamina C. Cuoio e uva. Pellami e funghi. I binomi appena elencati sembrerebbero la risultante di accoppiamenti casuali. Nulla di più errato. Sono il frutto dei progetti del Fashion Tech Lab, un fondo di capitali di rischio, che utilizza le tecnologie 'indossabili' per arginare gli impatti ambientali delle produzioni tessili. La nuova impresa, lanciata recentemente dalla zarina della moda, Miroslava Duma, investe sui settori della scienza dei materiali, della biotecnologia, della nanotecnologia, delle fibre e tessuti ad alte prestazioni, fondendo il lavoro di scienziati, ingegneri e designer.

Un laboratorio innovativo, grazie al quale le aziende ricevono fondi e sperimentano le ultime tecnologie, accelerando gli sforzi dell’industria della moda. Il tutto in nome della sostenibilità. È così che la start-up FTL promuove la ricerca dell’innovativo laboratorio di San Francisco, impegnato a produrre pellicce da cellule staminali, per garantire il benessere degli animali; o finanzia la Diamond Foundry di Santa Clara, società che produce purissimi diamanti artificiali, evitando la dannosa estrazione dal sottosuolo.

Ma le opportunità di interfacciare le tecnologie emergenti con l’imprenditorialità e la progettazione nel campo della moda continuano. Si pensi all’Orange Fiber, azienda italiana che utilizza i sottoprodotti degli agrumi per creare tessuti simili alla seta, riciclando tonnellate di bucce d’arancia ed evitando di riempire le discariche. Degna di lode anche la squadra italiana Grape Leather, premiata dal Global Change Award per l’innovativa pelle vegetale, realizzata dagli scarti della produzione del vino. L’elenco dei cibi che è possibile “indossare” continua ancora. Tra i tessuti eco-friendly rientrano, infatti, anche le pelli ricavate dai funghi, o ancora cinture, borse e scarpe ottenute dalla pelle del salmone. E tra i progetti in via di sviluppo, come non citare i cosiddetti tessuti intelligenti, materiali che raccoglieranno energia dal sole, dal vento o addirittura dal proprio corpo e che saranno in grado di regolare la temperature interna, per evitare di sentire caldo o freddo? Una moda fondata non più esclusivamente sull’estetica, ma sull’essenza sottostante. Una transizione globale verso un’economia caratterizzata dall’innovazione sostenibile. Un abbigliamento etico, che guarda verso il futuro.