di Caterina Vasaturo

A metà strada tra pozioni magiche e passaporti, con cui prendere per la gola qualcuno e viaggiare verso abitudini alimentari diverse dalle proprie, le ricette sono contenitori incredibili, tramandati di generazione in generazione. Oggi sono condivise a tempi di record e trasportate virtualmente negli angoli più remoti della terra, grazie ai social network. Instagram e Pinterest tra i capofila. Nessun segreto in cucina. Il cibo è ormai una fonte aperta e gli chef hanno perso l’esclusiva dei propri piatti. Le pietanze non sono giudicate in base alla loro qualità. È l’utilizzo dello share button a fare la differenza. Quanto più è pigiato, tanto più eclatante è il successo. Tanti clic quanti like.

Una simile esplosione sul web scatena diversi pareri tra gli esperti. Per Fuchsia Dunlop, intenditrice di cibo cinese, la principale differenza tra l’utente tradizionale e quello digitale è la fiducia. Prima, il pubblico dei lettori poteva solo credere all’autenticità di ogni ricetta. Oggi, invece, ciascuno può ispezionare le portate nella vasta e caotica enciclopedia delle fotografie e dei video on line. Lo chef israeliano Itamar Srulovich non è geloso di veder realizzare da altri le proprie creazioni. A spaventarlo è la velocità vertiginosa con cui avviene lo scambio di competenze. Basta una pubblicazione e via, la rete impazzisce e in milioni si cimentano nell’esecuzione di capolavori culinari.

Per essere divorata voracemente, la ricetta ideale richiede cinque minuti di concentrazione, utilizza pochi e semplici ingredienti ed è in piena linea con i gusti di tendenza. Dagli alimenti vegani al cibo spazzatura il passo è breve: le preferenze sono molto irregolari. In un mondo virtuale saturo di ricette, c’è da chiedersi perché alcuni piatti riscuotano un vasto seguito e altri - seppur deliziosi – no. Per Kristen Miglore, direttore creativo del sito Food52, la pedina vincente è la cottura intelligente, priva di ostacoli, poca faticosa e basata su un numero esiguo ed economico di utensili. Alcuni non riconoscono alle ricette elettroniche una personalità, né la capacità di catturare il profumo di un tempo o di un luogo. Altri affidano il futuro della cucina a infallibili cuochi robot. Probabilmente, l’unico vero ingrediente per un buon risultato è nascosto dentro la propria testa. Una nota autobiografica, che permette di incontrarsi con il proprio sé.