di Valerio Millefoglie

 

Un suono ricorda un’onda del mare che s’infrange a riva. Un tamburo segna il tempo. Un flauto e delle tastiere creano giri armonici da fiaba. Poi la melodia si fa più rada. Rimangono il tamburo, che rallenta, e le onde del mare a riva del minuto 1:14. Titolo dell’opera “Audio 1”. C’è anche un “Audio 2”, dura qualche secondo in più e ha un ritmo quasi terzinato. Genere musicale: Biomusic. A inventarlo è stato un team guidato dagli ingegneri biomedici Stefanie Blain-Moraes ed Elaine Biddiss, ma a suonarlo è il pubblico stesso. Un pubblico composto, nel caso del Setting del primo esperimento, da quindici bambini di dieci anni affetti da disturbi dello spettro autistico. Non indossano t-shirt, sciarpe o cappellini da fan con sopra scritto “Biomusic” ma portano dei piccoli sensori ai polpastrelli e una fascia toracica che monitorano le pulsazioni, la respirazione, la temperatura e il sudore. Un algoritmo interpreta questi dati trasformandoli in musica. In questo modo i cambiamenti ritmici, il tipo di melodie e altri elementi sonori sono in grado, diremmo, di parlare per conto dell’autore: forniscono infatti informazioni sulle emozioni e gli stati d’animo del bambino con problemi a comunicare le proprie emozioni. La sala concerti di queste esecuzioni musicali davvero personali è il laboratorio dell’ospedale di riabilitazione per bambini Holland Bloorview Kids di Toronto. Qui è stata sviluppata la Biomusic, un’interfaccia uditiva che traduce i segnali del sistema nervoso autonomo in tempo reale, compresi i battiti cardiaci e respiratori e la temperatura della pelle. Ciò vuol dire che il sudore ha un suono, e il sudore come le altre caratteristiche fisiologiche monitorate, sono soggetti a cambiamenti nel momento in cui una persona avverte uno stato d’ansia.  Il fine di questa applicazione infatti è di individuare proprio gli stati d’ansia. I soggetti hanno suonato sia in un setting normale che in momenti nei quali gli venivano indotti stati d’ansia.

Stefanie Blain-Moraes, autrice principale di questo progetto ha dichiarato: “Questa tecnologia ci consente di sintonizzarci letteralmente con le reazioni fisiologiche degli individui non comunicativi. Speriamo che possa eventualmente essere usato per migliorare le interazioni e la qualità della vita di alcuni dei membri più vulnerabili della società”. Dunque non solo bambini con disabilità profonde che, se non interpretate, possono sfociare in ipertensione, malattie cardiovascolari e altre diagnosi psicologiche, ma anche genitori anziani con ridotte capacità comunicative. Il prossimo passo, musicale, del team guidato da Blain-Morales è lo sviluppo di un braccialetto FitBit nel quale far confluire tutti i meccanismi di diagnosi capaci di analizzare respirazione, ossigenazione del sangue e altri parametri. Una sorta di orologio emotivo per segnare gli stati d’animo. “Lo stiamo pensando davvero come uno strumento onnipresente, che può essere utilizzato per rendere le persone più consapevoli delle loro emozioni, ha dichiarato Stefanie Blain-Morales.

C’è però chi non è del tutto convinto del processo, è il caso di Miriam Lense, psicologa clinica e ricercatrice del Centro medico universitario Vanderbit di Nashville, all’interno di un programma per la musica, la mente e la società. “Le tecnologie di Biomusic sono un approccio interessante alla comunicazione di stati emotivi. Rimane da vedere quanto questa tecnologia sia in grado di distinguere gli stati che hanno una sovrapposizione tra i risultati fisiologici – spiega – ad esempio, sia l'eccitazione che l'ansia comportano un'aumentata eccitazione, così come stati misti e fluttuanti. In diverse popolazioni e per individui diversi, ci possono essere differenze nel modo in cui gli stati si manifestano fisiologicamente”.

Al di là dei pareri scientifici, rimanendo in ambito artistico, il vero precursore di questo genere musicale è il finlandese Erkii Kurenniemi, pioniere della musica elettronica nordeuropea. Negli anni ’60 Kurenniemi ha inventato il primo elettroencefalofono, uno strumento musicale che converte le onde cerebrali in suono. In rete si trovano diversi suoi contenuti audio e in molte foto lo si può vedere seduto accanto a tastiere musicali e monitor ospedalieri che mostrano diagrammi geometrici. D’altronde il neurologo e scrittore Oliver Sacks disse: “La musica non è altro che aritmetica inconscia”, così come ciò che non sempre riusciamo a esprimere a voce.