di Valerio Millefoglie

Digitando su Google Maps “Repubblica Democratica del Congo”, ci si trova lungo le rive del fiume Nilo, fuori dalla cattedrale di Kisangani, davanti a un palazzo in costruzione che forse non verrà mai finito; e dove nell’immagine le impalcature arrugginite sono una fitta graticola che ricorda rami secchi. Si susseguono foto di strade fangose e panorami stupendi, solo natura, pochi uomini. Questo è un dei luoghi con il tasso più basso di digitalizzazione: solo il 3,8% della popolazione ha accesso a internet. L’Africa, l’Asia meridionale, sono i luoghi del mondo fuori dal web. A maggio di quest’anno, un'aquila dall’apertura alare molto vicina a quella di un Boeing 737 ha sorvolato il cielo dell’Arizona. Era il test di Aquila, un drone alimentato a energia solare prodotto da Facebook che servirà a portare connessione a 4 miliardi di persone che vivono in zone difficilmente raggiungibili e senza accesso alle reti mobili a banda larga.

Google X sta lavorando a Loon, un progetto simile che utilizza palloncini riempiti di elio e che ha già portato internet nei luoghi del Perù devastati dalle inondazioni. La vera sfida di queste aziende è proprio quella di raggiungere aree dove non arrivano beni primari come acqua corrente, elettricità e scuole funzionanti. Dove, in definitiva, la mancanza di wi-fi è l’ultima delle mancanze.

Alla base dei progetti di Facebook, di Google e di altre startup non c’è solo un intento di charity, ma di business: l’ingresso di miliardi di nuovi potenziali clienti che, una volta collegati, utilizzeranno i loro servizi. Nicol Turner-Lee, del Centro per l'Innovazione Tecnologica della Brookings Institution negli Stati Uniti, ha dichiarato: “Dove ci sono cinquanta case sparse in un ampio raggio di terra non ci sono certo comunità con un alto tasso di rendimento negli investimenti”. Così, se da una parte le aziende tentano comunque un’espansione, i governi investono in infrastrutture digitali soprattutto nei paesi ricchi e sviluppati e non in quelli emergenti. Nonostante questo nel Libro Bianco redatto per il World Economic Forum del 2015 già si leggeva: “Internet ha dato un importante contributo all'evoluzione e alla crescita dell'economia globale negli ultimi decenni ed è diventato pervasivo e parte fondamentale della vita quotidiana. Il suo impatto sullo sviluppo economico e sulla risoluzione dei problemi in settori quali la salute, l'istruzione, i servizi finanziari di base e l'agricoltura sono ben documentati. Tuttavia, circa 4 miliardi di persone - più del 55% della popolazione mondiale - non usano internet. Molti non hanno accesso perché vivono in aree difficili da raggiungere o non hanno accesso a infrastrutture digitali o di altro tipo. Alcuni non vedono i vantaggi dell’essere connessi, altri ancora sono analfabeti e molti sono poveri. La disparità - in termini di genere, reddito o altri fattori - complica il problema. I governi, le aziende, le organizzazioni locali e internazionali e i membri della società civile stanno lavorando per estendere l'accesso e l'uso di internet”. Quando arriverà, anche le immagini di quei luoghi su Google Maps cambieranno.