di Francesco Musolino

 

Da decenni la minaccia del surriscaldamento globale incombe sulle nostre vite, fra smentite e allarmi apocalittici. Lo scioglimento dei ghiacciai in Antartide, l’innalzamento dei mari, il buco nell’ozono e il crescente inquinamento atmosferico – specie nell’emisfero asiatico dove il sole è spesso velato da nubi assai sospette – si sono verificati sotto gli occhi disattenti dei grandi leader mondiali. Nel frattempo gli accordi internazionali sul clima venivano boicottati o si rivelavano drammaticamente insufficienti. Il problema è serio e riguarda noi tutti, non solo le generazioni che verranno; anche il presente sta mutando, al punto che è nato un ricco filone narrativo, la climate-fiction, che dipinge scenari apocalittici più o meno verosimili. I grandi brand hanno già aperto gli occhi, abbracciato e sposato la via della sostenibilità – senza ovviamente sacrificare la qualità – provando a ridurre gli sprechi e predicando un nuovo lifestyle.

Ma cosa accadrà quando, inevitabilmente, il livello dei mari salirà ancora? Come reagiranno gli ecosistemi e dove sarà ancora possibile vivere, fra le terre emerse, senza incorrere nella minaccia marina? La risposta può giungere da uomini di ingegno, come l’architetto olandese Koen Olthius, convinto assertore di una grande verità: Madre Natura perdona tutto e trova sempre un modo per rimediare agli eccessi della stirpe umana. Lavorando in patria presso Waterstudio.NL, Olthius ha sviluppato negli anni delle strategie per trovare il miglior punto di incontro possibile fra l’uomo e la natura: “Anziché imporre i nostri bisogni – afferma Olthius – dobbiamo coesistere al meglio”. Un esempio? Tramite Dutch Docklands, ha creato isole e case galleggianti alle Maldive, pensate per gli umani ma capaci di salvaguardare l’ecosistema. Proprio il famoso arcipelago dell’Oceano Indiano è considerato molto a rischio, a causa del cambiamento climatico, ma Olthius – scherzosamente soprannominato l'Olandese galleggiante - ha individuato una via da seguire che può davvero salvare i cittadini delle Maldive. Sino a pochi anni fa l’unico modo per costruire nuove terre era quello di dragare il fondo del mare - come per le isole Palm a largo di Dubai – ma le strutture che ne risultano sono a rischio erosione e costano molto in termini ambientali. Invece, le isole galleggianti ideate da Olthius hanno fondamenta in calcestruzzo, in acciaio o in composito, che sono ancorate con un forte cavo, in modo da potersi spostare circa un metro in ogni direzione. E sotto di esse c’è una superficie piatta e liscia, in modo tale che la vita marina possa continuare a prosperare. D’accordo con le autorità maldiviane, Olthius e Dutch Docklands prevedono, entro il prossimo decennio, un totale di 100 piccole isole alle Maldive. Sì, il futuro è già iniziato: e sarà ecosostenibile.