di Giulia Cavaliere

 

Le informazioni più sensibili del Web sono protette da crittografia a chiave pubblica, un tipo di crittografia che consente ai computer di condividere le informazioni in modo sicuro senza dover usare una crittografia segreta.

I protocolli di crittografia a chiave pubblica sono complicati e nelle reti di computer vengono eseguiti da un software, ma questo non funzionerà nell'Internet delle cose, ossia quella rete che in futuro, e in parte già adesso, collegherà molti sensori diversi – integrati in veicoli, elettrodomestici, strutture civili, apparecchiature di produzione e persino allevamenti di bestiame – ai server online. Tali sensori integrati, che devono mantenere alta la durata della batteria, non possono permettersi di utilizzare l'energia e lo spazio di memoria che vengono richiesti dall'esecuzione del software dei protocolli di crittografia.

Il MIT ha quindi costruito un nuovo chip per eseguire la crittografia a chiave pubblica, che consuma solo 1/400 della potenza normalmente richiesta e usa circa 1/10 di memoria, eseguendo il tutto 500 volte più velocemente. I ricercatori hanno descritto questo chip in un documento presentato alla Conferenza internazionale sui circuiti solid-state.

Come la maggior parte dei moderni sistemi di crittografia a chiave pubblica, il chip utilizza una tecnica che si basa su un tipo di funzione matematica chiamata curva ellittica. In passato, i ricercatori – incluso lo stesso gruppo del MIT che ha sviluppato il nuovo chip – hanno costruito chip per gestire curve ellittiche o “famiglie” di curve specifiche. Ciò che distingue il nuovo chip è che è progettato per gestire qualsiasi curva ellittica.

"I crittografi stanno inventando curve con proprietà diverse, usando diversi numeri primi", dice Utsav Banerjee, un dottorando del MIT in ingegneria elettronica e informatica. "C'è un grande dibattito riguardo a quale curva è sia sicura e quale usare, e ci sono più governi con standard differenti che parlano di curve diverse. Con questo chip, possiamo supportarli tutti e, si spera, quando arriveranno nuove curve in futuro, potremo supportare anche queste".

Il protocollo più comune per utilizzare la crittografia a curva ellittica è chiamato protocollo di sicurezza del livello di trasporto del datagramma, e governa non solo i calcoli della curva ellittica ma anche la formattazione, la trasmissione e la gestione dei dati crittografati. In effetti, l'intero protocollo nel chip dei ricercatori del MIT riduce drasticamente la quantità di memoria richiesta per la sua esecuzione.

Il chip dispone inoltre di un processore generico che può essere utilizzato in combinazione con la circuiteria dedicata per eseguire altri protocolli di sicurezza basati su curve ellittiche. Ma può essere spento quando non è in uso, quindi non compromette l'efficienza energetica del chip.

"Con questi protocolli si spostano nell’hardware una certa quantità di funzionalità che un tempo erano nel software", afferma Xiaolin Lu, direttore dell'Internet delle cose al MIT: una possibile evoluzione dell'uso permeabile della rete in cui gli oggetti hanno una forma di intelligenza propria potendo comunicare dati che li riguardano e accedere a informazioni di altri oggetti.

Ogni cosa può dunque acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla rete e avvicinarsi a noi in caso di bisogno, se noi ci dimentichiamo di loro.

L'obiettivo dell'Internet delle cose è far sì che il mondo elettronico tracci una mappatura di quello reale e fisico di ogni giorno, dando un'identità elettronica a oggetti e luoghi dell'ambiente fisico.