di Ilaria Calamandrei

Elizabeth Hurley sulla copertina di Harper Bazaar. Naomi Campbell in passerella. Victoria Beckam su Vogue UK. Non si sta parlando della Vogue Fashion Night Out di Londra ma di tre top model e fashion icon che hanno posato vestite hindi in Europa. Sembrano finiti i tempi in cui era la moda indiana a ispirarsi a quella occidentale e mai il contrario. La tendenza negli ultimi anni si è divertita a invertire il suo flusso e sempre più celebrities si fanno fotografare fasciate dai preziosi sari di Mannish Malhotra e Sabyasachi. I marchi di haute couture indiani stanno conoscendo una crescita imponente in parte legata alle fortune sempre maggiori delle produzioni targate Bollywood, in parte grazie alla loro stessa capacità di modernizzarsi.

Ne è esempio l’esperienza di Falguni Shane Peacock, il brand fusion eastern/western preferito da Beyonce e Rihanna, che di recente si è affidato all’analisi sofisticata del sistema d’intelligenza artificiale Watson, lanciato nel 2013 dalla multinazionale informatica IBM. Watson è stato progettato per fornire ad aziende e start-up una base intelligente sulla quale costruire le applicazioni personalizzate di nuova generazione – servizi, soluzioni e business. La piattaforma di Watson concentra in un unico strumento le infinite possibilità di pensiero fornendo un ponte di comunicazione fra essere umano e macchina. Il suo impiego in un settore industriale così creativo e artigianale come la moda non può che incuriosire, anche se Falguni e Shane, i due designer, si sono dichiarati entusiasti dei risultati: “Questo è solo l’inizio. Tramite Watson vogliamo che l’intero processo di disegno avvenga attraverso la realtà aumentata. Non si parla neanche di tecnologia, in questo caso, quanto di comunicare con un’intelligenza superiore che fornisce soluzioni in modo immediato. Watson ci ha aiutato a recuperare anni e anni di trend grazie all’accesso a un database di tessuti e stili che una ricerca umana non avrebbe mai potuto raggiungere in così poco tempo”.

L’intelligenza artificiale ha aiutato i due stilisti a passare in rassegna più di 600 mila immagini delle passerelle dell’ultimo decennio nelle quattro principali settimane della moda (Londra, Parigi, Milano, New York) e 8000 immagini di redcarpet, fotogrammi di film, e poster bollywoodiani dal 1970 in poi. In seguito, i due stilisti hanno deciso una palette per la loro collezione e le linee sviluppando la prima creazione di moda utilizzata con un partner digitale. Provando che l’intelligenza artificiale non potrà rimpiazzare il disegno umano ma lo accompagnerà come strumento indispensabile nel processo creativo.