di Caterina Vasaturo

C’è vita fuori dalla Terra? Secondo la NASA, probabilmente sì. Uno degli interrogativi più antichi dell’umanità sembra, finalmente, avere una risposta. Negli ultimi anni, le missioni di esplorazione dello spazio e le osservazioni astronomiche hanno dimostrato che il nostro Sistema solare è ricco d’acqua e ospita diversi oceani sommersi in altri mondi. In particolare, sotto la crosta di Europa, satellite di Giove, e sotto quella di Dione e Ganymede, lune ghiacciate di Saturno. L’agenzia spaziale americana prova particolare gusto nell’affrontare i misteri nascosti nelle profondità di questi corpi celesti, e affronta la sfida, cercando di scoprire quanto si cela in simili corpi orbitanti. Si sa, dove c’è acqua, c’è vita. E per la prima volta, gli astrobiologi hanno i mezzi opportuni per dimostrarlo. Servendosi di droni subacquei e di sonde autonome e sommergibili, vanno a caccia di microrganismi.

Le strumentazioni di cui dispongono sfruttano l’Intelligenza Artificiale e operano in piena autosufficienza: sono, infatti, capaci di prendere decisioni da sole, in tempo reale, e di autogestirsi per giorni e mesi, razionalizzando al meglio le proprie risorse. Prima di giungere nello spazio, la squadra, guidata da Steve Chien del laboratorio NASA JPL, ha testato una flotta di droni nella Baia di Monterey, in California, al fine di individuare cambiamenti nella temperatura e nella salinità delle acque oceaniche. La tecnologica ‘armata’, costituita da tre veicoli subacquei autonomi, due alianti sottomarini e un AUV a lungo raggio della Tethys, ha utilizzato il sistema di modellazione oceanica regionale (ROMS), integrato da un software di pianificazione e di campionamento. L’obiettivo è spostare simili test dal Pacifico ai satelliti. Dopo aver, infatti, riscontrato nelle crepe dei fondali oceanici alcune emissioni di calore e numerosi microbi resistenti alle alte temperature, la Nasa è convinta di trovare indizi indiretti circa l’esistenza di queste cosiddette 'bocchette idrotermali' anche negli oceani coperti di ghiaccio extraterrestre. Le sonde robotizzate e la facoltà delle missioni future di governarsi da sé aumenteranno l’efficacia dell’esplorazione cosmica negli ambienti più lontani, per dimostrare che (chissà) forse davvero non siamo soli nello spazio.