di Valerio Millefoglie

Le opere di Ian Cheng, a metà fra il videogioco e vita autonoma digitale, in mostra al MoMA PS1 di New York. L’avanguardia museale nell’era della rivoluzione tecnologica.

Parlando di musei e avanguardia all’Audi City Lab 2017, Andrea Lissoni, curator alla Tate Modern, ha puntato il riflettore sui lavori del trentatreenne artista californiano Ian Cheng - già in mostra a Torino nel 2015 – protagonisti di una personale che occuperà tutto l’ultimo piano del MoMA PS1 di New York dal 9 aprile fino al 25 settembre: Emissaries trilogy (2015-2017).

Emissaries è una serie di simulazioni di vita autonoma, generate con gli stessi algoritmi dei videogame, in cui l’ambiente ha agente narrativo e gli organismi capacità di sopravvivenza, senza trama predefinita e senza il controllo esterno.

Il visitatore si ritrova ad assistere alla storia della lotta fra l’equilibrio precario di un ecosistema digitale in crisi e la capacità reattiva degli organismi che lo popolano, da un punto di vista simile a quello di spettatore estraneo di una catastrofe naturale. Oltre che dalle proiezioni alte tre metri e mezzo allestite al MoMa PS1, sarà possibile assistere alla saga Emissaries anche su Twich, in live streaming. Cheng, che ha lavorato all’animazione di Star Wars, ha voluto creare uno specchio del mondo naturale che si popola e si distrugge e riformula con il trascorrere del tempo.

Per allestire la mostra di Cheng il MoMA ha preso spunto dalle architetture tipiche dei grandi parchi e dei musei di storia naturale.

Come ha ricordato Lissoni, “i musei hanno il compito di conservare e mantenere le opere, che la rivoluzione tecnologica sta producendo”.