Siamo nell'era dell'intelligenza artificiale. Ma il rischio bolla è in agguato, perché la risonanza mediatica su tecnologie come il machine learning sta gonfiando le aspettative anche oltre ai risultati effettivi. È l'allarme lanciato dai membri dell'Association for computing machinery riuniti a San Francisco in occasione della 50esima edizione del Turing Award: il premio per gli avanzamenti nelle scienze informatiche che porta il nome del matematico britannico, considerato tra i padri dell'intelligenza artificiale e autore dell'omonimo test per distinguere le facoltà cognitive di uomini e macchine. Specialisti come Michael Jordan, professore alla californiana Berkeley, hanno evidenziato che si sta creando troppa hype (montatura) su prodotti che devono ancora raggiungere la maturità tecnologica e di mercato. È il caso dei «meravigliosi poteri» annunciati da multinazionali e startup a proposito dei chabot, gli assistenti virtuali che dilagano in più forme e settori industriali. Jordan, esperto di machine learning, teme la sopravvalutazione di soluzioni ancora elementari rispetto agli annunci. «I chatbot potranno rivoluzionare l'economia – ha detto Jordan – Ma non è ancora quel momento».