di Gianmaria Raimo

“Per dirti quanto è grossa la questione / tra il danneggiato e l'assicurazione”, cantava l'avvocato Paolo Conte. La questione rischia di diventare ancora più grossa, se dal lato assicurazione non c'è un umano ma una macchina. È solo l'ultima possibilità offerta dagli sviluppi della tecnologia detta intelligenza artificiale. E un caso concreto è successo in Giappone, dove la Fukoku Mutual ha in programma l'inserimento di un algoritmo di calcolo del premio assicurativo in grado di svolgere il lavoro di circa trenta persone. Non è la prima compagnia assicurativa giapponese a fare un passo del genere.

Il nuovo sistema sarà implementato da Watson, il super computer della IBM: la Fukoku prevede di aumentare la produttività di un impressionante 30%, tradotto dollari circa 1,2 milioni (140 milioni di yen). Normalmente il calcolo del cosiddetto premio assicurativo – che non è quello che l'assicurato incassa in caso di evento sfortunato, ma quello che annualmente deve versare – viene fatto considerando una serie di parametri: età, stato di salute, eventi precedenti... Chiaramente, per effettuare questi calcoli ci sono dei parametri, degli schemi fissi a cui fare riferimento, delle tabelle. Ma alla fine la valutazione viene fatta caso per caso, e l'ammontare definitivo del premio è un numero tirato fuori da un essere umano. Sarà curioso vedere come ragionerà il robot dell'assicurazione giapponese, e soprattutto se la compagnia stessa abbia previsto una ratifica finale da parte di un impiegato in carne e ossa, o meno. In ogni caso questo rende superfluo l'impiego di decine di persone, nel caso specifico, e fa diventare più impellente, in generale, il movimento verso un mondo del lavoro dove gli esseri umani svolgono mansioni nelle quali davvero la loro intelligenza è insostituibile.