Si ripete da anni che l’intelligenza artificiale «cambierà l’occupazione», modificando professionalità e competenze richieste sul mercato. Ma cosa succederebbe se l’impatto si allargasse al luogo di lavoro, l’ufficio? Un report di Dimension Data dal titolo abbastanza eloquente (Digital Workplace report: transforming your business) ha provato a registrare le applicazioni della artificial intelligence su 800 aziende in 15 paesi al mondo. Il risultato è che i manager sono più aperti delle attese sulle opportunità di sfruttare machine learning e realtà virtuale all’interno dei propri spazi lavorativi, come strumenti per migliorare comunicazione tra colleghi e output generale dell’attività. In particolare, il 62% degli amministratori interpellati prevede di investire su figure come i virtual advisor (consulenti virtuali) entro un paio d’anni, mentre il 58% del campione considera di ricorrere ai cosiddetti assistenti virtuali: i chatbot, le app conversazionali che smistano richieste di routine, già popolari nei dipartimenti del customer care su scala internazionale. Da qui all’applicazione concreta, però, il passo è ancora lungo. Quanti dipendenti sono disposti a rapportarsi solo con dei robot?