di Gianluigi Ricuperati

Moda, arte e cultura contemporanea sono i settori disparati eppure necessari che attraversa l'intelligenza mobile di Cristiano Seganfreddo. Ora sta portando avanti un nuovo progetto, ambizioso e crossdisciplinare. Glia abbiamo chiesto i motivi e il funzionamento di Italian Book of Innovation

Seganfreddo, un libro? Nell'era del virtuale?

Oggi un libro sull’innovazione italiana, stampato su carta, rilegato con un filo, con l’odore di inchiostro che risale tra le pagine, può sembrare cosi ridicolo. O fuori luogo. Perché subito antichissimo nel momento in cui esce dalle macchine di stampa. Le informazioni sembrerebbero inutili, come le pagine di un giornale dopo tre giorni. Non ha le virgolette blu che si illuminano. Rimangono sempre tremendamente nere e non interattive, apparentemente.

E cosi questa operazione sembra già partire contraddicendo il suo titolo, come succede spesso negli affari del Belpaese. O forse no. Proviamo a pensare che questo libro contiene innovazione italiana. Come oggetto prima che come contenuto. È il frutto di una lontana invenzione che è l’editoria moderna, tascabile ed economica, come la conosciamo oggi, del veneziano Aldo Manuzio, nel Cinquecento. Attorno a Venezia, la Shanghai del tempo, nacquero distretti della stampa, ancor oggi vivacissimi, con grandi cartiere, legatorie e stamperie. L’editoria è un’industria sofisticata e ampia che tocca la meccatronica, la chimica, la meccanica, il software, la grafica fino alla produzione e distribuzione culturale. Rizzoli è infatti uno dei primi produttori culturali al mondo, con una delle più invidiate librerie di New York. Questa è una veloce descrizione dell’oggetto libro, il nostro hardware. Uno dei tanti settori dove l’Italia ha una leadership per la sua capacita di generare una filiera strutturata.

Okay, ma cosa c'è dentro?

Passiamo al software del libro. È un racconto per immagini e nomi del nuovo panorama italiano dell’impresa. Il progetto si concentra su quello che la terminologia ormai comune chiama start-up. Cose nuove che partono. Aziende di meno di cinque anni concentrate in particolare nei settori ad alta innovazione tecnologica e digitale. Queste nuove realtà hanno davanti solo futuro, visto che non hanno un passato. Sono prive di specchietto retrovisore e delle insidie della nostalgia. Questo non è un libro sulla straordinarietà del paesaggio dell’italian lifestyle, uno dei brand piu potenti per la capacità di generare immaginari tridimensionali, dalla moda al design, dall’artigianato al food. Non guarda ai grandi capitani d’industria, alle grandi case di moda o alle migliaia di piccole e medie industrie ad alta innovazione. Per tutto questo non basterebbe un tomo dell’Enciclopedia Britannica.

Nell’Italian book of Innovation abbiamo cercato gli occhi, la passione, le visioni, le speranze dei nuovi capitani di ventura. Nomi e cognomi che non ricordate ancora. Aziende che sono spesso giochi di parole, o brillanti crasi, o divertenti neologismi. I nostri capitani sono salpati verso territori nuovi, per scoprire latitudini inaspettate, lande inospitali da abitare. Sono uomini e donne che ce la mettono tutta, con entusiasmo e voglia di fare. Sono sempre team, e gruppi di persone. Hanno motti semplici e chiari. Sono guidati dalla certezza che cambieranno il mondo. I millennials hanno un'attitudine diversa all’impresa rispetto al passato. Costruire aziende significa costruire strumenti per creare un impatto diretto sul mondo. Mezzi di cambiamento sociale. Il luogo dove costruire la propria missione di vita per creare effetti positivi sugli altri. Sono migliaia i giovani che tentano l’impresa, mettendosi a rischio. Di capitale e di persona. Molto spesso queste voci non si vedono. Sono nascoste nelle pieghe delle aziende, dei distretti, delle zone industriali o nei laboratori delle università. O rimangono in potenza.

Qual è il problema dell'Italia? Da cosa nasce la spinta a prendere una iniziativa del genere?

L’Italia investe ancora poco sui suoi talenti, soprattutto nella loro promozione e nella creazione delle condizioni perché si realizzino. Comunemente non crediamo abbastanza che le nuove idee possano cambiare il mondo. E che un ragazzo in sneaker bianche e felpa col cappuccio, Mr. Zuckerberg, a venticinque anni, possa suonare la campanella di Wall Street. Per diventare, poco dopo, capo della seconda azienda più potente del mondo. Innovazione significa investire nelle idee che saranno il futuro. Senza patemi. Senza avere remore. Senza paure. In modo pieno e completo. Questa modalità di investimento è anche l’unico modo reale di pensare al proprio Paese. Tra dieci o vent’anni. È dimostrato numericamente che education e start-up sono l’investimento a più alta redditività. È quindi un’azione strutturale, come costruire strade o aeroporti. Le start-up, o come ognuno preferisce chiamarle, sono agenti attivi di cambiamento sociale. Toccano culturalmente un Paese e ne cambiano i modelli di riferimento. Più velocemente dell’hardware. Lo migliorano. Lo rendono vivo. Riattivano il sistema centrale portando ossigeno fino alla periferia del corpo. Non è solo una questione anagrafica o di carta di identità. Investire nelle nuove idee genera possibilità di sviluppo inaspettate. Per questo motivo è importante creare un linguaggio diffuso e comprensibile sull’innovazione che sappia coinvolgere millennials come i grandi industriali, i liceali come i portieri. Il nostro Antonio Meucci comincia la sua avventura di inventore, che lo porta alla creazione del telefono, da aiuto portiere. Quando aveva 15 anni. Non sappiamo da dove provenga l’innovazione e da dove scaturisca. Il ruolo primario di questa massa energetica di innovatori, scomposta e spesso magmatica, è di rinnovare, riprendere, riformulare non solo l’impresa italiana ma la sua società. Rompere gli argini anagrafici e dei titoli per aderire ad un mondo delle competenze e del fare, con una prospettiva internazionale. L’innovazione non ha gessati e doppiopetti, titoli o prime file con i posti riservati. E nemmeno confini geografici. I mestieri più richiesti oggi negli Stati Uniti non erano codificati cinque anni fa. Come non esistevano molte delle newco che stanno cambiando le nostre vite iperconnesse e confuse nei 10 miliardi di like che ogni giorno mettiamo.

C'è speranza quindi? Quali sono i nostri punti di forza?

Questo libro si propone l’ambizione di mostrare un ecosistema diffuso e trasversale che coinvolge giovani imprese, imprenditori consolidati, investitori, fondi, banche, università, giovani. Tutti assieme per sostenere un progetto comune di cambiamento, che ha come attori principali le nuove imprese. È un virus positivo. In Italia non mancano i soldi. E nemmeno le idee. Manca la cultura dell’investimento nel capitale di rischio, non solo economico, come ecosistema. Ci sono molti segnali positivi. Il tema innovazione si sta diffondendo velocemente. Sono migliaia le opportunità e i centri aperti, da Palermo a Bolzano, da Cagliari a Treviso. Sono nati club deal, gruppi di angels, progetti di trasferimento tecnologico, acceleratori, luoghi lavoro comune, incubatori. Sostenuti, finalmente, anche da pacchetti di legge a favore dell’innovazione con sgravi fiscali, detassazioni e incentivi. L’Italia ha oggi una maggiore consapevolezza. Della sua forza nell’innovazione e dei suoi innovatori. E si sta capendo la necessita di integrare l’innovazione con la base di impresa esistente. Si chiama Open Innovation. L’innovazione italiana non è solo digitale e tecnologica. Start-Up non è necessariamente web o applicativi. L’innovazione italiana avrà davvero una infinita possibilità di scalabilità internazionale quando saprà collegare l’incredibile patrimonio manifatturiero, dal tessile al meccanico, all’enogastronomico al turismo, con il nuovo software del Paese. Ovvero le nuove prospettive che rappresentiamo in queste pagine colorate e ad alto contenuto fotografico e grafico. Questo è il ruolo attivo di The Italian Book of innovation con le sue 100 startup. Non sono semplici racconti e storie. Facce curiosi o temporanei Eureka! Sono aziende vere che ci mostrano dal medicale alla moda, dai servizi avanzati alla sostenibilità, una nuova idea di Italia, che sta nel mondo. E il risultato di questo esperimento pop, è totalmente inaspettato per la varietà, l’originalità e la forza delle idee. Per la qualità e la visione.

La selezione, che ha coinvolto migliaia di startup, è stato un lungo lavoro collettivo, di centinaia di persone, che rappresentano il movimento dell’innovazione italiana, raccolto sotto il cappello del Premio Gaetano Marzotto.