di Antonio Esposito

 

In India sono in grande ascesa i dispositivi IoT (Internet-of-Things), al punto che un rapporto Nasscom e Deloitte prevede l’installazione nello stato asiatico di 1,9 miliardi di dispositivi, per un mercato di 9 miliardi di dollari. Innovazione tecnologica e denaro vanno dunque a braccetto, e l’India potrebbe coprire il 10 per cento del volume globale per quanto riguarda la presenza di questi dispositivi, con relative conseguenze nel mercato mondiale.

I dispositivi IoT sono destinati a cambiare il nostro rapporto con la casa e con l’ufficio. Le nostre azioni, grazie a questa tecnologia all’avanguardia, possono essere compiute dalle macchine ormai in grado di riconoscere la nostra voce e il nostro viso, di accendere luci, di preparare il caffè, di mostrarci l'agenda o la lista delle cose da fare, e di portare a compimento altri compiti simili. Questi dispositivi, infatti, sono programmati per svolgere quei compiti quotidiani che l’uomo svolge da sempre, e ciò grazie all’utilizzo massiccio dei dati che ci riguardano. Inutile soffermarci su quanto tutto questo inciderà sulla qualità della nostra vita, sulla gestione degli spazi e del tempo, in un futuro ormai prossimo. Si parte dall’assunto che ogni nostra decisione è regolata da algoritmi.

L’utilizzo dei dispositivi IoT rivoluziona anche il mondo delle macchine. Società come la General Electric hanno investito sugli algoritmi di autoapprendimento grazie ai quali possono misurare la salute dei macchinari e prevederne così i guasti. Lo stesso accade per la Bosch, le cui macchine agricole sono dotate di dispositivi IoT con sensori che ne monitorano in tempo reale lo stato, offrendo in tal modo un aiuto prezioso agli agricoltori.

Le possibilità di utilizzo dei dati da parte di questi dispositivi è di portata eccezionale, addirittura epocale, e conferma paure umane ataviche circa la labilità delle informazioni che riguardano le persone e la facilità di accesso a esse da parte delle grandi società e multinazionali. Allo stesso tempo, però, le prospettive di miglioramento della qualità della vita sono enormi e impensabili, al punto che cedere parte della propria libertà e della propria privacy può essere considerato un compromesso accettabile.