di Mattia Nesto

Quali sono i libri più belli e meglio realizzati sull’Himalaya? Tutti ricorderanno il celeberrimo Sette anni in Tibet di Heinrich Harrer, portato al successo internazionale dall’omonimo film con Brad Pitt: la storia della fuga di Harrer da un campo britannico di prigionia in India vicino alla fine della Seconda Guerra Mondiale è sempre di grande fascino. Ma ce ne sono molti altri: alcuni di questi sono stati selezionati dal giornale britannico Guardian come consigli di lettura estiva; si va dalla narrativa più pura alla saggistica passando per strani ibridi. Un inedito punto di vista della montagna indiana è dato, ad esempio, da I racconti dei dervisci dello scrittore afgano Idries Shahscrittore che ha viaggiato lungamente non solo nel suo paese (detto non a caso “il paese dei monti”), ma anche in Pakistan e nelle regioni di montagna dell’India, raccogliendo racconti e storie, in particolare le barzellette di Mulla Nasrudin. Le Confessioni di Aleister Crowley è ancora oggi un grande esempio di letteratura sull’argomento con i percorsi esaminato, come quelli sul K2 e sul Kanchenjunga che si sono rivelati quelli definitivi scelti dalle successive spedizioni: un libro quindi senza tempo e sempre nuovo agli occhi del lettore curioso. Alla narrativa legata a doppio filo al favoloso regno di Shangri-La appartiene invece Lost Horizon di James Hilton, con al centro un reduce della Prima Guerra Mondiale alla ricerca della pace. Anche Everest: Kangshung Face di Stephen Venables e Perso nell'Himalaya di James Scott sono due opere molto importanti, con il primo romanzo che racconta le imprese sportive dello stesso Venables, famoso scalatore che ha raggiunto la cima nel 1988 senza ossigeno supplementare e con il secondo che è un libro commovente e stimolante, ricco di rivelazioni sulla vita e la morte. Nanda Devi di Hugh Thompson si sofferma invece su sulle storie che aleggiano su questo picco proibito con uno stile ed un approccio inedito: da un trasmettitore nucleare perso dalla CIA, passando per la strana morte della figlia dell’arrampicatore Willi Unsoeld fino all’imprendibile 'cittadella' dei leggendari scalatori degli anni Trenta: una storia ricchissima di fascino eppure ancora oggi semisconosciuta. Se La caccia alla pianta sul bordo del mondo di F Kingdon-Ward è una sorta di mega-enciclopedia delle piante che si possono trovare nella zona, Shambhala rossa di Andrei Znamenski si concentra su come il misticismo islamico era penetrato nei livelli più alti della polizia segreta di Stalin, un argomento poco battuto anche nella storiografia più al passo con i tempi. Himalaya di Michael Palin è infine il miglior esempio di 'originale libro di celebrity' che a 12 anni dalla pubblicazione è ancora una piacevolissima lettura.