di Iacopo Barison


Il 6 agosto 1945, Shigeru Orimen viaggiò dalla sua casa rurale vicino Itsukaichi-cho fino a Hiroshima. Era uno dei quasi 27.000 studenti che avrebbero lavorato per preparare la città agli imminenti attacchi aerei degli Stati Uniti. Per pranzo, quel giorno, aveva portato con sé fagioli di soia, patate saltate e strisce di daikon. Quando la bomba atomica cadde su Hiroshima alle 8:16 del mattino, Shigeru fu tra i quasi 7.200 studenti che morirono. Tre giorni dopo, sua madre Shigeko avrebbe identificato il suo corpo proprio dal pranzo al sacco; il cibo all'interno era stato trasformato in carbone, ma l'esterno era rimasto intatto. Una storia triste, eppure il mondo (e la vita) vanno avanti nel tempo. Oggi, il suo cestino per il pranzo fa parte degli archivi dell’Hiroshima Peace Memorial Museum. 
L'oggetto e la sua storia hanno impressionato a tal punto i registi Saschka Unseld e Gabo Arora che hanno co-diretto una nuova esperienza di realtà virtuale intitolata The Day the World Changed. Creata in collaborazione con Nobel Media per commemorare il lavoro della Campagna internazionale per l'abolizione delle armi nucleari, il film è stato presentato in anteprima al Tribeca Film Festival la scorsa settimana. 
L'esperienza immersiva inizia con una spiegazione della genesi, dello sviluppo e del dispiegamento della bomba atomica, per poi passare a un secondo capitolo incentrato sulle conseguenze dell'attacco. I membri del pubblico possono attraversare le rovine della città e esaminare i manufatti del bombardamento, incluso il pranzo al sacco di Shigeru. Nel capitolo finale, il film si sposta verso il presente, descrivendo la corsa frenetica per creare nuove armi atomiche e la continua minaccia delle guerre nucleari.
Non si tratta certo della prima installazione in VR a raggiungere il successo popolare, ma The Day the World Changed si differenzia dalle altre per il suo rispetto critico: gran parte del materiale, infatti, esisteva già in un formato di archiviazione. Le testimonianze video e le reliquie provengono dagli archivi del museo e dalla fotogrammetria – la creazione di modelli 3D usando la fotografia. In questo senso, il film sembra più un progetto documentaristico, soprattutto rispetto ai mondi e alle ricostruzioni fantastiche che di solito si associano alla realtà virtuale.
“Ciò che è davvero interessante”, affermano Arora e Unseld, “è la possibilità data dalla tecnologia di sperimentare luoghi precedentemente inaccessibili, ad esempio l'interno della cosiddetta cupola atomica, il sito al di sotto dell’esplosione”.
Ma cosa, in definitiva, rende immersivo un medium? Questa domanda ha affascinato uno dei primi pionieri della realtà virtuale, Morton Heilig. Nel 1962, aveva sviluppato il Sensorama, un dispositivo meccanico che sembrava una combinazione fra un gioco arcade e un tonometro, strumento utilizzato dagli oculisti per misurare la pressione dell’occhio. Il Sensorama includeva una sedia inclinabile, immagini 3D proiettate e persino aromi rilasciati nel corso dei cortometraggi. Hellig era affascinato dalle possibilità offerte dalle nuove tecnologie. Nel 1992, cinque anni prima della sua morte, pubblicò un manifesto che dettagliava questo nuovo "Cinema del Futuro". Sosteneva che i progressi tecnologici avrebbero consentito di realizzare esperienze spettacolari prefigurate dal Sensorama con maggiore chiarezza e a un costo molto più basso. "Apri gli occhi, ascolta, annusa e senti il mondo in tutti i suoi magnifici colori, profondità, suoni, odori e trame", proclamava. "Questo è il cinema del futuro!"
Per Heilig, il film non era più solo un mezzo visivo, ma “un’arte della coscienza", e il futuro del cinema non stava tanto nella sua capacità di trasmettere esperienze lucide e realistiche, ma nel catturare la natura e la storia nelle sue dimensioni più avvincenti.
Ed è proprio quello che hanno fatto Arora e Unseld, convinti che l'elemento umano delle storie, insieme alla tecnologia, possa influenzare il pubblico con un potere che gli altri media non possono eguagliare. “Con la realtà virtuale”, conclude Unseld, “sei derubato del tuo corpo, in un certo senso, e diventi uno spirito. La VR parla direttamente all’anima”.