di Dario De Marco

L'amministratore delegato di Netflix, Reed Hastings, ha fatto una facile ironia qualche mese fa dicendo che l'innovazione delle catene di sale cinematografiche consiste nel fare dei popcorn sempre più buoni. Ma Netflix, chiaro, tira acqua al suo mulino: che è quello di “resta a casa, mettiti comodo e al resto ci pensiamo noi”. Dall'altra parte ci sono quelli che provano a portare la gente fuori casa, in sala: e come sempre ci riescono meglio i piccoli. Come la Alamo Drafthouse, catena americana indipendente con 26 sale spesso piene, e altre in arrivo. Qual è il loro segreto? Semplice: trasformare la visione in esperienza.

L'offerta è di qualità, ma comunque spazia dal film di cassetta al documentario underground; la differenza la fa tutto ciò che sta attorno. Innanzitutto Alamo è rinomata (o famigerata) per la sua severa politica di tolleranza zero verso chi parla e chi usa il cellulare durante le proiezioni: in effetti, quello che ha sempre rimarcato la differenza tra stare a casa e entrare in una sala buia è l'immersione totale, l'assenza di distrazioni. Anche la pubblicità è bandita, perché la casa produce i suoi propri pre-show.

Poi, si punta molto sul cinema come luogo di socializzazione: quindi bar e ristoranti curati nei minimi dettagli, dove si può fare una chiacchiera in compagnia prima o dopo la proiezione, gustando specialità locali. Anche questo è un punto vincente per il cliente hipster: nonostante sia una catena, Alamo lascia ampia libertà ai selezionati chef, ognuno dei quali prepara un menu principalmente basato su piatti del territorio. E ancora, ci sono le vendite di gadget, di poster e di memorabilia del cinema; e Alamo ha anche un'appendice casa di distribuzione.

E Netflix? È un falso problema, a sentire il fondatore Tim League, intervistato da Paste Magazine: “A me piace guardare film a casa, sono un grande consumatore di questi servizi. Ma uscire, incontrare persone, fare un'esperienza, è un'altra cosa. Perciò i nostri concorrenti non sono Netfilx e simili, ma ristoranti e teatri e tutto quello che c'è lì fuori”.