di Valentina Della Seta

Il futuro del libro è già arrivato. A dispetto degli scenari apocalittici sul destino della carta stampata, il fascino del libro di carta, la sua unicità e materialità, hanno resistito e si stanno conciliando e ritagliando spazi da condividere, o su cui primeggiare, con l’universo digitale. È anche questo che è emerso dal panel, dedicato proprio al futuro dei libri, che si è tenuto a fine maggio allo Javits Center di New York durante l’edizione 2017 della Book Expo, la più importante fiera dell’editoria nordamericana. Dal dibattito, a cui ha partecipato anche Dominique Raccah, fondatrice e CEO dal 1987 di Sourcebooks, una delle più importanti case editrici indipendenti degli Stati Uniti, è venuto fuori quanto sia poco utile cercare di riunire sotto la stessa categoria libri, giornali e dischi: “I libri sono diversi. Non sono come la musica o i giornali, i libri non sono paragonabili a nient’altro”, ha detto Raccah. L’editrice ha sottolineato anche come nella sua azienda i dati di vendita parlino chiaro: il 61 per cento dei profitti arrivano da libri di carta.

Ci sono tante qualità in un libro di carta che non sarà mai possibile trovare in un ebook: i libri, ad esempio, sono oggetti che si possono condividere, si possono usare come pretesto per iniziare conversazioni e creare legami. Deve essere per questo, ha sostenuto Dominique Raccah, che i ragazzi giovani e gli adolescenti continuano a comprarli, regalarli, leggerli, e a preferire i formati tradizionali agli e-book. Ma non è solo questo. In questi ultimi anni la rivoluzione è arrivata anche dal basso, con un’esplosione di scrittura e una crescita senza precedenti nel campo del self-publishing, che ha creato nuove strade per avvicinare gli scrittori ai lettori. Il libro di carta ha quindi anche la capacità di adattarsi ai tempi, e l’industria editoriale ufficiale non deve aver paura di accogliere fenomeni recenti come l'auto- pubblicazione.

C’è poi la questione della realtà virtuale o aumentata, che in campo editoriale è ancora agli inizi. L’esperto di tecnologia Dave Ewalt ha dato voce con ironia a una paura diffusa: “La realtà virtuale distruggerà completamente i libri”, ha detto scherzando. Ha poi citato invece esempi di piattaforme virtuali che offrono agli autori e ai lettori nuove modalità di processare informazioni, raccontare storie e unire gruppi di persone in spazi virtuali che potrebbero trasformarsi, in un futuro non lontano, in luoghi dove tenere letture pubbliche, da cui partire per poi distribuire copie fisiche di romanzi e saggi. Se c’è una cosa certa, è che non si smetterà mai di aver bisogno di raccontare e ascoltare storie. La forma libro ha cavalcato i secoli, adattandosi ai cambiamenti e passando nel tempo da oggetto per pochi eletti a bene di consumo di massa. Adesso, per non restare indietro, il libro si trasforma ancora, accogliendo le infinite possibilità portate dalla diffusione del digitale, ma mantenendo comunque un’unicità e il suo valore di oggetto a cui affezionarsi, che trascende i tempi e riesce a unire il passato con una nuova idea di futuro.