di Caterina Vasaturo

L’automazione corre a ritmi inarrestabili, minacciando cambiamenti incombenti nell’economia. Le conseguenze potrebbero essere pesanti, prima fra tutte la perdita potenziale di milioni di posti di lavoro. Ecco perché l’amministrazione statunitense ha pubblicato un report in cui offre una serie di suggerimenti su come affrontare l’avvento dell’Intelligenza Artificiale. Si stima ad esempio che i veicoli automatizzati potrebbero colpire dai due ai tre milioni di autisti americani. Buona parte di essi è costituita da camionisti, che godendo, attualmente, di un premio salariale rispetto ai propri colleghi con lo stesso livello d’istruzione, sarebbero letteralmente spacciati, se sostituiti dalle macchine. Eppure, molti economisti del MIT, tra cui Daron Acemoglu, sostengono che le evoluzioni tecnologiche, la crescente disponibilità di dati e il potenziamento della capacità di calcolo potrebbero giocare a favore della crescita del Paese, creando nuovi impieghi e migliorando l’efficienza di molte aziende.

Certo, non bisogna sottovalutare gli effetti negativi della meccanizzazione, il rischio, ad esempio, che a essere penalizzate sarebbero le persone meno preparate, facilmente sostituibili dai robot. E non è da escludere neanche l’ipotesi secondo cui le competenze che finora hanno distinto gli esseri umani saranno superate, negli anni, da dispositivi sempre più sofisticati. È giunto, quindi, il momento di adottare nuove politiche educative. Le società hanno già sperimentato, nel corso della storia, radicali trasformazioni, basti pensare agli esiti della Rivoluzione Industriale. Tuttavia, le disfunzioni attuali sono più veloci e intensive; secondo Joel Mokyr, storico dell’economia alla Northwestern University, il vero problema è capire se il sistema possa adattarsi come in passato. Non c’è dubbio, nel capitalismo moderno l’occupazione è identità. Per sopperire all’umiliazione avvertita da chi si vede soppiantato da un cervello elettronico, alcuni propongono un reddito di base universale, un sostegno come l’assicurazione salariale e aiuti finanziari. Altri ritengono che non ci sia alcun motivo di essere troppo pessimisti. Come Acemoglu del MIT, convinto che le innovazioni aiuteranno gli individui a svolgere le proprie mansioni e ad ampliare le capacità e abilità di cui si è già in possesso.

Inoltre, gli avanzamenti che l’Intelligenza Artificiale promette nel campo medico potrebbero migliorare notevolmente la nostra vita. In altre parole, occorre utilizzare lo strumento tecnologico in modo da consentire al maggior numero possibile di soggetti di trarne benefici, altrimenti si rischia solo di alimentare il risentimento pubblico e l’avversione all’automazione e ai suoi creatori. L’eccitazione per le avanguardistiche apparecchiature è massima, ma siamo appena agli inizi. Le automobili sprovviste di pilota funzionano alla perfezione nelle giornate soleggiate, mentre sono inaffidabili in quelle offuscate dalla nebbia o raggelate dalla neve. I programmi informatici riescono a individuare schemi complessi all’interno di massicci gruppi di dati, ma non hanno le abilità linguistiche innate di un bambino di due anni. Con ogni probabilità, i lavori creativi, intellettuali, più impegnativi e redditizi resteranno umani. A scomparire, dicono, saranno le mansioni alienanti, ripetitive e mal pagate, che già oggi ci rendono simili a macchine.