di Valerio Millefoglie

Da qualche anno il tempo scorre più veloce: la rivoluzione digitale prima e l'intelligenza artificiale poi hanno messo le basi per un'epoca di continue accelerazioni. Nessuno come gli artisti e i narratori può restituirci una visione complessa e fedele di un cosmo in continua, tellurica mutazione.

Per questo abbiamo sentito un curatore della Tate Modern di Londra, Andrea Lissoni, interpellato come rappresentante dell'umanesimo creativo. Lissoni ritiene che il tema del Controllo sia alla base delle ricerche degli artisti su un presente che diventa futuro a una velocità impressionante: “Una parte importante degli artisti rilevanti oggi si è formata negli anni ottanta-novanta, quando la televisione è cambiata in modo radicale, e si è cominciato a registrare le partite di calcio e montarle a casa, oppure a fare delle compilation musicali sulle cassette o sui cd. Questo gruppo di artisti, che ha contribuito a creare forme d’arte cosiddette relazionali, era fondamentalmente ossessionato dall’idea di non controllare i processi. Per quel che riguarda le opere di science fiction, Her di Spike Jonze, e Arrival, sono i due film che a mio parere rappresentano al meglio il futuro di cui stiamo parlando oggi. Mi vengono in mente anche altri esempi di romanzi di fantascienza, di vari periodi, come Frankenstein, scritto nell’800 da Mary Shelley, The Machine stops di Edwin Morgan Forster, pubblicato nel 1909, fino alla Trilogia dell’area X, di Van der Meer, un grande classico del presente che racconta il nostro rapporto con la natura e gli animali”.

Parlando di cinema Umberto Contarello, sceneggiatore dei film di Paolo Sorrentino, sembra altrettanto sensibile al tema letterario: “Io trascorro il mio tempo scegliendo le parole giuste. Le parole, nel momento in cui appartengono alla tua vita professionale e umana in modo così invasivo, assomigliano a dei vagoni che deragliano, assumono un’importanza singolare, scissa dal contesto nella quale le hai usate, le ascolti e le giudichi. In questo discorso che stiamo facendo mi pare che emergano tre parole-mondo, parole sontuose che hanno perso la loro capacità di dire: passato, presente, futuro. Io vorrei organizzare un funerale, a queste tre parole che a mio parere ormai non dicono più nulla. Non dicono più nulla perché stiamo vivendo in una banalità insopportabile dell’eterno presente. La parola 'futuro' non dice più nulla dopo che l'idea di simulazione ha ucciso ogni possibilità di futuro. Viviamo in un tempo in cui possiamo sostituire al delirio illuminista della comprensione il delirio di simulazione. Noi pensiamo di poter simulare ogni cosa, riteniamo che l’aumento della conoscenza consenta di simulare il comportamento umano”.

Per intuire le traiettorie di domani, il paesaggio mutante di una nuova civiltà delle macchine pensanti, sarà sempre più necessario ascoltare le storie narrate dagli uomini davanti al fuoco di uno schermo, o alla parete immacolata di un museo.