di Caterina Vasaturo

C’erano una volta il reale e il virtuale. C’erano una volta, ma adesso non ci sono più. O meglio, non sono più concepibili come entità opposte e separate. Almeno nella Hall of Architecture del Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, dove è facile perdersi tra le meraviglie di imponenti calchi in gesso, gigantesche strutture, centinaia di facciate di monumenti e antichi resti del mondo occidentale. In questo avanguardistico spazio museale la dimensione concreta e tangibile si fonde con quella digitale e simulata. Infatti, partendo dai dettagli di una colonna, è possibile indagare sull’origine dell’edificio che la conteneva in passato. Basta inquadrare il reperto con uno smartphone o un tablet, pigiare su un pulsante e il Project Tango di Google regala immediatamente un’esplorazione dinamica grazie a un’animazione 3D, che consente di osservare a 360 gradi ambienti e scenari. Sullo schermo dei dispositivi prendono forma opere datate persino 350 a.C., come la tomba del colossale Mausoleo di Alicarnasso. C’è, poi, la nuova app per la Realtà Aumentata Plaster ReCast, ideata dal CMU Entertainment Technology Center, sotto la supervisione della professoressa di architettura Francesca Torello e del suo assistente Josh Bard, che stimola ogni visitatore a interagire virtualmente con il supporto fisico delle esposizioni. Questo software rivoluzionario, basato su un’indagine durata otto mesi che ha riunito curatori, tecnici, studenti, architetti e artisti vari, tiene conto delle difficoltà di orientamento dei turisti all’interno della Hall e del loro desiderio di ricevere quante più informazioni possibili sulle creazioni presenti. La Sala, in questo modo, non solo è resa più accessibile, ma diventa un sito ricco di emozioni grazie alla computer grafica e ai modelli tridimensionali. “L’obiettivo è arricchire la collezione, senza aggiungere una tonnellata di oggetti fisici che possono confondere l’area espositiva”, spiega Alyssum Skjeie, program manager del museo Heinz Architectural Center. Esplorare imparando, grazie a scansioni di vecchi documenti, proiezioni e rotazioni della costruzione d’interesse, letture multimediali e immagini interattive. E un workshop in cui visualizzare materiali d’archivio, conoscere il design architettonico e realizzare i propri calchi in gesso con stampanti 3D. Le nozioni classiche di geometria o di peso si possono simulare grazie alla virtualità, che non scavalca la realtà, ma la arricchisce.