di Dario De Marco

Una popolazione numerosa, un grande territorio ed enormi risorse a disposizione. Sono gli elementi che accomunano due zone del mondo che non è frequente vedere accostate: la Cina e l'Africa. Balzano agli occhi di solito le evidenti differenze: la grande crescita economica e solidità della prima, l'eterna frammentazione, i conflitti e la povertà della seconda; senza dimenticare che stiamo paragonando una nazione – per quanto grande – con un intero continente. Eppure c'è chi vede incoraggianti somiglianze, al punto da profetizzare la prossima avanzata dell'Africa sub-sahariana nell'economia mondiale. È Jean-Claude Batsos de Morais, fondatore dell'Africa Innovation Foundation, che in un intervento sul South China Morning Post lancia la provocazione.

La Cina ha avuto un boom del PIL, una crescita di quasi il 10% in media negli ultimi 30 anni, grazie tre fattori: la massiccia deregulation, la spinta nel campo delle tecnologie innovative, i notevoli investimenti nel campo delle infrastrutture. L'Africa 'nera' dovrebbe fare altrettanto: è vero, si tratta di 54 nazioni e ancora più gruppi etnici (si stimano dalle 1000 alle 3000 lingue parlate nel continente). Ma ha il vantaggio di un enorme capitale umano – un miliardo e duecento milioni di abitanti - che, a differenza di quello cinese, è per di più un capitale in crescita: la popolazione è giovanissima. Ma è un capitale che va coltivato, nutrito e aiutato.

Quello che ha fatto la Cina, argomenta Bastos, è creare un terreno adatto per il boom tecnologico, stimolandolo non direttamente con gli investimenti nelle start-up, ma indirettamente con la predisposizione di un ambiente favorevole. Innumerevoli esempi negli ultimi anni ci sono arrivati da costruzioni di opere a volte giudicate megalomani o irrealizzabili: autostrade da un lato all'altro del paese, ferrovie super-veloci, grattacieli sempre più alti, fino addirittura alla costruzione di intere città dal nulla. Tutte cose che il gigante asiatico ha realizzato, e anche in tempi rapidi.

Questo è l'humus in cui sono nate, e si sono sviluppate, aziende hi tech che con gli anni realizzano performance sempre più stupefacenti: Tencent ha visto le sue azioni schizzare in alto del 43,6% nel 2017, superando persino Facebook. Si tratta di un colosso, una delle più grandi company di internet e la prima società di gaming al mondo: ha un social network, crea portali web, si occupa di e-commerce, telefonini, videogiochi. Un altro sorpasso che si è avuto quest'anno è stato da parte del social Weibo ai danni di Twitter: 340 milioni di utenti attivi rispetto ai 328 del rivale americano.

Altrettanto dovrebbe fare l'Africa, pur con le debite differenze, conclude il ragionamento Bastos: non solo con investimenti pubblici ma anche con soldi privati; in particolare una grossa mano può venire dal cosiddetto terzo settore, il no profit, di cui la sua fondazione fa parte. La raccolta finanziamenti per le start up africane è salita dalla misera cifra di 40 milioni di dollari nel 2012 ai 414 milioni del 2015 e si prevede arrivi a 608 milioni l'anno prossimo. C'è una sorta di movimento pan-africano di imprenditori, ci sono circa 200 hub tecnologici in tutto il continente: insomma qualcosa inizia a muoversi. L'Africa forse non è la nuova Cina, ma potrebbe diventarlo presto.