di Valentina Della Seta

Jennifer W. Lopez ha quasi lo stesso nome della famosissima cantante e attrice, ma è invece una giovane scienziata di grande rilievo internazionale. È appena stata eletta dal National Geographic, insieme a tredici colleghi, tra gli Emerging Explorers del 2017, le menti più interessanti per capacità di portare progresso e innovazione nel mondo della scienza e della tecnologia.

Jennifer Lopez studia le tecnologie considerate fondamentali per il futuro prossimo: realtà virtuale, stampa 3-D, robots. Collabora con il CASIS, il laboratorio nazionale americano che si trova a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, dove si fa ricerca in condizioni di ipogravità per sviluppare tecnologie innovative che possano migliorare la vita qui sulla terra.

Lopez, che lavora anche come consulente per le più importanti aziende tecnologiche, è inoltre tra le fondatrici del progetto della NASA Datanauts, pensato allo scopo di raccogliere i risultati del lavoro di ricercatori dai background più diversi. Ma non è tutto: Lopez lavora anche con la Johns Hopkins University’s al progetto telescopico CLASS per allargare la comprensione delle origini dell’universo tramite complesse e innovative misurazioni di campi e onde elettromagnetiche.

In un’intervista a National Geographic, Lopez ha spiegato a cosa serve sviluppare la realtà virtuale nello spazio, e ha sottolineato anche l’importanza del ruolo degli astronauti ai fini della ricerca scientifica: “Gli astronauti rischiano la vita per garantirci importanti avanzamenti nella ricerca: le loro esperienze in condizioni di microgravità sono fondamentali, ad esempio, per lo studio di nuovi farmaci. Con la realtà virtuale invece è possibile far provare a molte più persone l’esperienza di trovarsi nello spazio, e per far capire a tutti quanto sia importante per il progresso della vita sulla terra l’esplorazione dello spazio”.

Tra le tecnologie allo studio oggi, secondo Jennifer Lopez la più importante in assoluto è però quella che permetterà di produrre materiali e oggetti direttamente nello spazio. Si parla quindi delle stampanti 3-D, che permetteranno agli astronauti di costruire da soli ciò di cui avranno bisogno di volta in volta. Ci tiene moltissimo anche ad avvicinare le bambine e le ragazze alla scienza: “Con il mio messaggio cerco di raggiungere persone che altrimenti non prenderebbero in considerazione di mettere a frutto la propria intelligenza nel campo della scienza. Anche per me non è stato facile, vengo da una famiglia di avvocati e sono stata trattata un po’ da pecora nera all’inizio”. Ora invece, sarebbe difficile dirle qualcosa.