di Dario De Marco

 

Sul terreno della scuola contemporanea si incontrano e si scontrano le due facce della tecnologia: da un lato gli strumenti digitali come aiuto alla didattica, condizionati però dalla disponibilità economica e dalla capacità di utilizzo da parte dei docenti; dall'altra i gadget tecnologici come fonte di distrazione in classe e in generale come strumenti che hanno modificato la forma mentis dei nativi digitali, rendendo la loro attenzione rapida, multitasking, sfuggente. Giusi Marchetta, giovane scrittrice e insegnante, non è certo una nativa digitale, ma tecnicamente è definibile come una millennial, essendo diventata maggiorenne dopo il 2000. Già nei suoi libri di narrativa (Dai un bacio a chi vuoi tu, L'iguana non vuole) aveva dimostrato una vicinanza alle giovani generazioni. Ha poi scritto Lettori si cresce (Einaudi) specificamente dedicato ai temi dell'istruzione, dell'educazione e dell'innovazione culturale. Insegna italiano in una scuola media di Torino, ed è molto presente – con una visione moderna e non ideologica – nel dibattito sul futuro della scuola, delle nuove generazioni (che saranno gli adulti di domani), e quindi in definitiva del mondo. Su questi ampi temi le abbiamo fatto qualche domanda, a partire dal concetto di innovazione, spesso travisato dalla politica.

 

Innovazione nella scuola, ovvero la riforma. Le vituperate riforme: ogni ministro che arriva, da quarant'anni in qua promette di farle. E puntualmente insegnanti e studenti si ribellano. Ma c'è stato qualcosa di buono nelle riforme degli ultimi anni? O la scuola di un secolo fa era la migliore possibile?

Purtroppo le riforme degli ultimi anni hanno perso un’occasione per permettere alla scuola italiana di progredire sul piano didattico e dell’inclusione. Il problema è che nessuna di queste riforme ha previsto un vero investimento economico sulla scuola e anzi ha attuato dei tagli particolarmente dolorosi. Ancora più grave: non si è ragionato abbastanza sulla formazione scolastica, su quello che uno studente dovrebbe sapere e saper fare (ed essere) una volta fuori dal percorso scolastico. Tra le buone intenzioni apprezzo sempre quella di confrontarsi con gli altri paesi. E al contrario di chi pensa che la scuola di un tempo fosse la migliore, mi fa piacere che sempre più 'addetti ai lavori' oggi si interroghino sul modo di renderla più inclusiva e più efficace rispetto al passato. La scuola o è di tutti o non è. 

 

Tecnologia a scuola. Come e quanto hanno funzionato gli strumenti tecnologici via via introdotti, dai primi computer alla lavagna interattiva multimediale (LIM)? Quali sono i prossimo passi? Di cosa ci sarebbe davvero bisogno?

La possibilità di dotare la scuola di strumenti tecnologici, nella mia esperienza, non è alla portata di tutti gli istituti. Per anni si è sentito l’effetto dei tagli e in molti casi il contributo delle famiglie è stato essenziale per comprare cose come il gesso o la carta per la fotocopiatrice. Avere la LIM in classe o un laboratorio di informatica attrezzato è davvero una ricchezza: la lezione ne beneficia, il professore e gli studenti sono stimolati ad approfondire qualsiasi argomento. Penso però che alle innovazioni tecnologiche che l’Europa ci invita a introdurre dovrebbe accompagnarsi un discorso più serio sulla didattica, la pedagogia, i contenuti delle discipline e la formazione dei docenti. Svecchiare la scuola non vuol dire solo internet, ma anche la capacità di usarlo, di orientarsi nell’utilizzo di queste tecnologie fino a possederle davvero.


Tecnologia al di fuori della scuola. Cosa vuol dire fare lezione in un mondo pieno di device, com'è insegnare ai nativi digitali? Davvero i ragazzi di oggi sono più distratti, perché abituati al multitasking, e difettano di concentrazione? Si riescono a tenere a bada i telefonini in classe? Che altri problemi o vantaggi riscontri nella tua quotidiana esperienza in aula?

La tecnologia non è il male in sé. Né il bene. È uno strumento. Gli studenti usano il cellulare in modo a volte compulsivo: è il modo in cui lo usano il problema, se li vogliamo attenti o partecipi alla lezione. È chiaro che una lezione splendida è quella che ti fa dimenticare di controllare le notifiche, ma è difficile con ragazzi molto piccoli. Credo che la scuola debba sfruttare le potenzialità della tecnologia per migliorare l’apprendimento e anche la rielaborazione personale dei contenuti. Un aggiornamento degli insegnanti in questo senso è indispensabile, perché per quanto li si chiami 'nativi digitali' la verità è che spesso nell’uso delle tecnologie da parte dei ragazzi non c’è una vera padronanza del mezzo. Il ruolo del docente moderno, nei limiti delle attività di ricerca, approfondimento, organizzazione dei contenuti digitali, dovrebbe essere anche questo.

Infine: proposte e idee innovative, tecnologiche o non?

Penso che qualsiasi politica riguardi la scuola dovrebbe basarsi sull’inclusione di tutti gli studenti. Fare della scuola un centro culturale aperto al cinema, al teatro, allo sport, ma anche a laboratori manuali come in altri paesi, ci permetterebbe di farne un punto di riferimento per gli studenti a rischio dispersione. Un programma serio di educazione alla lettura, con finanziamento di biblioteche scolastiche e di insegnanti tutor che lavorino coi libri su più classi, sarebbe il mio sogno, soprattutto per le medie e le superiori. È ovvio che qualsiasi proposta di innovazione debba passare per un investimento economico, ma prima ancora da una volontà concreta di rendere questo percorso vero, efficace. Questo avviene solo se si crede nel valore della scuola e degli insegnanti. Qualsiasi riforma, credo, dovrebbe partire da qui.