di Valerio Millefoglie

“Mi sveglio con i miei partner preferiti: io, io ed io”. A parlare tre volte di sé è Mike Libecki, esploratore del National Geographic. Scienziato avventuriero, si definisce 'climber' e 'soloist', ma in realtà c’è qualcuno con cui sta: gli orsi polari. La sua ultima spedizione l’ha portato in Groenlandia, a bordo di una canoa, al seguito di questo animale artico. “Sono assolutamente innamorato del mistero, del potere e della bellezza di questi scenari”, dice. “Le montagne e le pareti rocciose, le torre, le cascate e gli iceberg, è davvero un luogo magico”.

In questo luogo magico ci è andato però con una formula ben precisa: 5 settimane di spedizione, 128 chilometri a piedi, quasi 170 chilometri su canoa, e 64 chilometri di salite, tutte a 640 chilometri di distanza dal villaggio più vicino. “Si tratta di un’equazione gigante, in cui ogni singolo dettaglio, ogni variabile e costante fanno parte del viaggio verso il successo della spedizione, e verso il ritorno a casa tutto intero. Lo vivo come un momento in cui abbracciare e connettermi alla natura”. Per connettersi alla natura Mike Libecki utilizza la tecnologia. Con sé ha portato una serie di dispositivi per la realtà virtuale e fotocamere a 360° per catturare ogni angolo dell’esperienza. “In questo modo posso far rivivere ad altri questi momenti così forti”.

Durante il percorso ha raccolto campioni di acqua, di microplastica ma anche escrementi degli orsi. Libecki collabora infatti con i ricercatori dell’Harvard Medical School per aiutare a scoprire le radici biologiche della resistenza agli antibiotici. Inoltre partecipa alla Worldwide Microplastics Iniziative, aiutando anche in questo caso a raccogliere dati globali sull’inquinamento microplastico. I dati vengono poi utilizzati dalle imprese, dai governi e anche dai singoli individui per limitare i rifiuti di plastica. “Far parte di questa squadra di scienziati significa far del bene al pianeta e alle persone. Un vero esploratore è colui che ritorna e si sforza per migliorare la qualità della vita di tutti”.

Poi aggiunge: “Ritrovarsi vicino a queste possenti bestie divine è una sensazione incredibilmente potente, quasi un'esperienza spirituale”. Come far sì però che la loro natura tutt’altro che spirituale, e anzi carnivora, non diventi una minaccia? “Innanzitutto sono a bordo di una canoa, quindi posso muovermi molto velocemente. Se mi sentissi in pericolo potrei sicuramente uscire da lì in fretta. Però è importante sottolineare che il mio obiettivo era quello di documentare, riportare informazioni e godere della loro bellezza, da lontano”. In una serie di autoscatti che si trovano in rete, Libecki indossa ogni volta maschere di un animale diverso. Sono immagini ai vertici delle montagne, sullo sfondo paesaggi di ghiaccio, di laghi. In primo piano Libecki non è Libecki: è una tigre, una scimmia, un falco. L’esploratore si dice affetto da disturbo da arrampicata ossessivo-compulsiva. “Quando vivi queste esperienze così intense è davvero difficile tornare indietro”. La tecnologia, forse, aiuta a farti ritrovare la strada di casa.