di Valerio Millefoglie

Nel film Viaggio in India una donna che crede in Dio sposa un ateo poco convinto. I due decidono di trascorrere la luna di miele in India sulle tracce di un guru chiamato 'l’uomo perfetto'. A un certo punto del cammino, diretti verso il Gange, lui dice: “Se ci pensi, quasi ad ogni nostro passo uccidiamo almeno una formica. Bisogna decidere. Se vuoi davvero il nostro uomo perfetto dobbiamo diventare assassini di formiche”. A queste parole la donna comincia a riflettere: “Sono un’assassina perché cammino, perdonami mio dio, tieni lontano le formiche dal mio cammino. Io devo camminare. Una formica è morta, due formiche, tre formiche, quattro, cinque”. Chi volesse intraprendere un percorso alla ricerca dell’uomo perfetto nel subcontinente indiano, potrebbe recarsi nel villaggio di Godavari, sulle pendici meridionali della valle di Kathmandu, a poca distanza dalla capitale del Nepal. Qui si trova il Centro internazionale per lo sviluppo integrato della montagna, un istituto intergovernativo di condivisione delle conoscenze. “Per le montagne e per la gente”, dichiara lo slogan di presentazione del progetto.

Nel 1992, dopo una donazione di 30 ettari da parte del governo del Nepal, il parco ha aperto con la finalità di “favorire lo sviluppo di un ecosistema montano rispettoso dell’ambiente, per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni dell’Hindu Kush-Himalaya”. Il villaggio è un vero e proprio terreno di sperimentazione per testare l’agricoltura sostenibile e creare economia seguendo le tradizioni dell’habitat naturale. Pannelli fotovoltaici portano la corrente dove non c’è. Essiccatori solari permettono di conservare gli alimenti senza introdurre conservanti nei cibi. Fornelli solari che in una bella giornata di cielo limpido possono generare 700watt, abbastanza per cucinare riso e zuppa. L’energia solare inoltre può sostituire l’uso del legno e dei combustibili fossili, riducendo la deforestazione e l’inquinamento da fumo. Pompe di bambù per l’acqua, apicolture, sentieri che si snodano attraverso 649 specie vegetali, tutte coltivate in biologico, senza l’utilizzo di fertilizzanti inorganici o pesticidi.

Fino ad oggi il parco è stato visitato da 40mila persone, tra cui scienziati, accademici, rappresentanti del governo, delle ONG e delle Nazioni Unite. Un villaggio didattico, che accoglie studenti, famiglie e contadini per degli incontri di formazione; in modo che le persone possano imparare ciò che vedono qui per metterlo a frutto nel proprio villaggio. Ad esempio è stato il caso dello stagno per la raccolta dell’acqua piovana, meccanismo che poi è stato utilizzato in molti altri distretti del Nepal. La conoscenza insomma non è solo interiore. La conoscenza sono anche i 250 chilogrammi di semi e le 600mila piantine dal vivaio del parco che sono state donate agli agricoltori del posto. Il prossimo viaggio in India potrebbe insegnare questo, a essere uomini di natura tecnologica.