di Gianmaria Raimo

Sembrano cose alquanto distanti, ma la moda e la tecnologia hanno più cose in comune di quanto si creda. Entrambe sono sempre in movimento, sempre in evoluzione. Entrambe hanno un pubblico di affezionati seguaci, che non può fare a meno delle ultime novità, mentre altre categorie di persone faticano ad adattarsi. Entrambe svelano le loro creazioni con cadenza annuale, seguendo una certa stagionalità. Ma al di là dei facili parallelismi, quello che è interessante è seguire cosa possono fare moda e tecnologia quando si incrociano, quando si appoggiano l'una all'altra. In questo caso le parole d'ordine sono 3d-printing e internet delle cose (l'abbreviazione angolfona è IoT, ovvero Internet of Things).

Grazie alle stampanti 3D gli stilisti più innovativi stanno sperimentando questa nuova forma di produzione, che – e questo è il bello – non influisce sullo stile del prodotto finale: un metodo di fabbricazione futuristico può dare luogo ad abbigliamento in stile spaziale, a vestiti di tutti i giorni, a fantasiose creazioni di haute couture. Mentre l'internet delle cose ci lascia immaginare un futuro non lontano in cui tutti gli oggetti, anche i vestiti, sono connessi tra loro e 'si parlano': le ultime ricerche scientifiche nel campo delle nanoparticelle stanno per rendere questa fantasia una realtà.

La stampa in 3D, in particolare, è quella che in termini tecnici viene più propriamente chiamata Additive manufacturing (AM). Chiaramente la prima applicazione che s'immagina è quella della stampa cosiddetta 'on demand': la personalizzazione del vestito o dell'accessorio a seconda del gusto, delle misure, delle necessità. Lo stadio finale di questa idea è che ciascuno acquista semplicemente un modello virtuale online, se lo modifica e se lo 'stampa' a casa. Ma senza indulgere in queste sfrenate fantasie, basta pensare a quanto l'additive manufacturing sta già facendo in termini di protesi e accessori per varie disabilità; oppure agli usi quotidiani che se ne fanno nella moda per creare non i prodotti finali ma i prototipi e i modelli intermedi di studio.

L'altro versante, rispetto alla personalizzazione del prodotto, è la personalizzazione dell'esperienza. Qui viene in soccorso l'internet delle cose: monitorando i clienti e le loro scelte di acquisto, i vestiti che si provano, le ricerche sul web e l'uso delle app, e persino i movimenti e i percorsi che fanno all'interno di un negozio, questi dati possono essere elaborati per creare dei profili utili al cliente stesso. Dal generico messaggio di benvenuto nel negozio, fino alla specifica creazione di offerte e indicazioni su misura, l'esperienza dell'acquirente sarà sempre più individualizzata e specifica.

Ci sono infine altri aspetti in cui l'industria della moda può trarre vantaggio dalla tecnologia. Nella produzione e distribuzione, innanzitutto: monitorare i flussi, gestire i magazzini e le scorte, in un settore caratterizzato da rapida obsolescenza dei modelli, è un'esigenza alla quale le macchine intelligenti possono far fronte sempre meglio. Ma anche il settore trasparenza e tracciabilità può riservare le sue belle sorprese: in un mercato in cui i clienti sono sempre più informati ed esigenti, avremo vestiti e accessori che, grazie alle nuove tecnologie, sono in grado di raccontare la propria storia. Materie prime, luogo di provenienza, metodi di lavorazione: così l'internet delle cose sarà sempre meno uno sfizio da nerd, e sempre più un modo di vivere la quotidianità.