di Valerio Millefoglie

Al 32 della Second Avenue, angolo con East Second Street, nell’Est Village di Manhattan a New York, c’è un edificio. Chi varca l’ingresso deve essere d’accordo con queste tre regole: un film va visto molte volte, la qualità della pellicola deve essere la migliore possibile, così come le condizioni di visione. Si tratta dell’Anthology Film Archives, una cattedrale dedicata al cinema indipendente, sperimentale e di avanguardia: 20.000 film, 5.000 VHS, la più grande collezione di riviste cinematografiche fra gli anni ’40 e ’60, e ogni anno prime di film mai visti.

Il suo fondatore è il regista novantaquattrenne Jonas Mekas. Una vita cominciata cercando una via di fuga: durante la Seconda Guerra Mondiale viene catturato dai nazisti e internato in un campo di lavoro ad Amburgo. Trova rifugio in America e in una macchina da presa Bolex. La sua è una cinematografia intima, filmini in 16 mm a metà strada tra documentario e diario personale. Per fare un esempio quest’anno, al festival Documenta, che avrà come tema quello dei rifugiati, presenterà uno spettacolo con proiezioni di sue foto da un campo di sfollati in Germania fra il ’47 e il ’48.

Quest’uomo che ha dedicato la vita al cinema, prima dei quindici anni non aveva mai visto un film. Forse anche grazie a questa scoperta tardiva è diventato una sorta di “accumulatore” che per recuperare il tempo perduto ha creato il più grande archivio del genere. Il tesoro della Sierra Madre di John Huston, con Humprey Bogart, è il primo film che lo ha fatto innamorare del cinema. Poi sono arrivati Cocteau, Godard, Antonioni e Orson Welles, di cui possiede anche la sceneggiatura di Citizen Kane con le annotazioni di regia.

Protagonista invece dei lavori di Jonas Mekas è spesso Jonas Mekas. In Walk lo seguiamo in una passeggiata di un’ora, in un giorno di pioggia, precisamente il 15 dicembre. Durante la camminata, ripresa interamente, senza tagli, parla di ciò che vede e racconta storie che gli tornano in mente grazie alle suggestioni del paesaggio. I leave Chelsea Hotel è stato filmato nel 1967 ma editato soltanto nel 2009. Anche qui ciò che seguiamo è la storia di un cammino. Dal 1967 al 1974 Mekas ha abitato nella stanza numero 725 del Chelsea Hotel, Janis Joplin era la sua vicina. E in questo video lo vediamo uscire dall’hotel per proseguire prima a piedi e poi in taxi.

Sono film questi che ricordano i libri di Sebald, le narrazioni dell’autore di Austerlitz che nei suoi romanzi racconta gli incontri e le storie rievocate dal girovagare per il mondo. Il punto d’arrivo può essere un museo con dentro tutto il cinema che, a ciclo continuo, si mostra al meglio della sua avanguardia.