di Caterina Vasaturo

In un tempo non troppo remoto erano sufficienti i biglietti comprati al botteghino, delle sedute da stadio, popcorn salati al burro e hot dog cosparsi di ketchup o maionese. Pochi semplici ingredienti per un pubblico pienamente soddisfatto. Oggi, invece, i moviegoers acquistano i biglietti on line, si distendono su morbide poltroncine di pelle, mangiano cibi pregiati, magari sorseggiando cocktail o gustando del buon vino. Lo spettatore si è evoluto. E i teatri hanno dovuto reinventarsi, assumendo le sembianze di lussuosi multiplex. È una questione di sopravvivenza.

Così, l’iPic Theaters di Westwood sfoggia la sua sontuosa reception, con tanto di portineria, bar e ristorante, e coccola i clienti nelle tecnologiche sale cinematografiche. La sezione premium è riservata solo a sei file di poltrone: sedili completamente reclinabili e dotati di cuscini e coperte, menu ideato dallo chef pasticciere Sherry Yard, pulsante per le ordinazioni. Introdurre pietanze e camerieri al teatro richiede, però, creatività, tanto nei cibi, quanto nelle location. Al bando, quindi, piatti maleodoranti e via libera a cene speziate nelle sale dalle luci soffuse della Tuck Room, e ai cocktail all’azoto liquido nella caratteristica torre di vetro del bar.

Ma la concorrenza si scalda, prende nota e corre ai ripari. Lo fa, in primis, AMC Theatres, la più grande catena cinematografica del mondo, che rifornisce le numerose sale di poltrone reclinabili e introduce opzioni per il pranzo, aprendo la bellezza di 250 bar nei suoi teatri. Le innovazioni continuano in uno dei più antichi teatri di Los Angeles, il Vine, rimodellato dai laboratori Dolby e munito di sofisticati proiettori laser, schermi curvi e altoparlanti surround su soffitti e pareti.

Il Cinemark crea, invece, un auditorium di 450 posti, provvisto di uno schermo di 70 piedi e di un sistema audio con più di 60 amplificatori. E poi, poltrone che si muovono in ogni direzione per simulare quanto accade sullo schermo, e sistemi che fanno sentire persino gli odori. C’è chi addirittura trasforma le proprie sale per ospitare tornei di videogiochi. È l’era del 4D e della realtà virtuale. I teatri si trasformano in luoghi di sperimentazione, creando contenuti che immergono il pubblico in un’esperienza sempre più intensa.