di Francesco Musolino


Il sogno di tutti gli agricoltori è quello di riuscire a far piovere a comando. Forse presto diverrà realtà. Infatti, la società aerospaziale di proprietà della Repubblica Popolare Cinese sta avviando un piano in base al quale sarebbe possibile influenzare le precipitazioni sull’altopiano tibetano per aumentare sensibilmente le precipitazioni atmosferiche in questa regione. Ma come reagirà l’ecosistema di fronte a tale variazione imposta dalla mano umana, e che ricaduta avrà sui territori limitrofi? Il governo cinese ha anche recentemente perfezionato – siglando un accordo con la Tsinghua University e la provincia del Qinghai – un progetto per realizzare un sistema imponente di dighe idroelettriche con un serbatoio che si estende per ben 390mila miglia proprio sull'altopiano tibetano, garantendosi un’imponente quantità d’acqua dolce direttamente dal cielo.

L'ultimo progetto made in China, soprannominato Tianhe (o Sky River in inglese), è altrettanto ambizioso e riguarda l’altopiano tibetano, una zona già fin troppo vulnerabile agli effetti dei cambiamenti climatici indotti dall'uomo. Nuovi dettagli a riguardo sono stati pubblicati all'inizio di questa settimana sul South China Morning Post. Il reporter Stephen Chen ha contattato un ricercatore direttamente coinvolto nello studio: questa tecnologia è finalizzata effettivamente ad aumentare le precipitazioni, tuttavia fa parte del programma di modifica delle condizioni meteorologiche delle forze armate cinesi. Gli artefatti metereologici potrebbero potenzialmente migliorare la qualità della vita di comunità rurali in difficoltà, ma, al contempo, potrebbero anche rivelarsi armi capaci di scatenare il caos meteorologico all'interno dei confini di un paese rivale.

Il sistema Tianhe è sviluppato dalla China Aerospace Science and Technology Corporation – la compagnia di difesa e spaziale di proprietà statale, impegnata nell'esplorazione lunare e nella costruzione della stazione spaziale cinese – e funziona tramite una vasta rete di camere per la combustione del combustibile che verranno installate nelle montagne tibetane. Ogni camera sarà installata su un ripido pendio montuoso per attirare l'aria umida che soffia dal sud dell'Asia. Le camere bruciano combustibile solido per produrre ioduro d'argento; quando i venti colpiscono il pendio della montagna, il tiraggio verso l'alto risultante dovrebbe spingere le particelle fino alle nuvole. Le nuvole, seminate con queste strutture cristalline, produrranno quindi pioggia e neve. Il risultato previsto sarà un aumento delle precipitazioni lungo una regione che si estende per 620.000 miglia quadrate, ovvero 1,6 milioni di chilometri quadrati. In pratica stiamo parlando delle dimensioni dell'Alaska, circa tre volte la superficie della Spagna.

I funzionari cinesi stimano che ogni anno verranno prodotti 10 miliardi di metri cubi di pioggia in più, pari a circa il 7% del consumo totale di acqua della Cina, fornendo una quantità di acqua dolce che si rivelerà un vero e proprio tesoro economico.

L'altopiano tibetano viene spesso definito "la torre dell'acqua" della Cina, poiché qui si incrociano le fonti di diversi fiumi tra cui il giallo, lo Yangtze, il Mekong, il Salween e il Brahmaputra. Letteralmente miliardi di persone dipendono da questi corsi d’acqua dolce, in gran parte alimentati dalla colata invernale e dai ghiacciai. La strategia della Cina potrebbe aumentare le precipitazioni in una regione riarsa che vede solo circa dieci centimetri di pioggia all'anno. La pioggia aggiunta, si spera, potrebbe stimolare lo sviluppo economico nelle regioni occidentali della Cina, mitigando anche gli effetti dei cambiamenti climatici. Del resto, non dovesse accadere nulla, nei prossimi decenni la regione subirebbe gravi siccità.

Come riportato nel South China Morning Post, ogni camera dovrebbe formare una striscia di nuvole spesse lunga tre miglia (5 km). Il sistema sarà guidato da dati in tempo reale raccolti da una rete di 30 satelliti di piccole dimensioni progettati per monitorare le condizioni dei monsoni sull'Oceano Indiano. Ogni unità avrà un costo di circa 50.000 yuan (8.000$), progettate per funzionare in ambienti a bassa quota di ossigeno e alta quota. Tuttavia non saranno in grado funzionare in caso di vento debole o quando il vento soffia nella direzione sbagliata.

Non sappiamo se il sistema sarà in grado di produrre gli effetti sperati ma soprattutto non abbiamo idea delle ripercussioni ambientali. Potrebbero indurre inondazioni improvvise e persino creare pericolose frane non solo in Cina, ma anche nei paesi limitrofi che non sono stati consultati prima dell’avvio dei lavori. Cosa accadrà, quindi? Staremo a vedere.