La narrativa ha descritto spesso il caos della città come agente distruttivo per l’essere umano, raccontando in romanzi e articoli una serie di personaggi che per isolarsi dal ritmo cittadino si perdono nel proprio senso di vuoto. Alcune ricerche svolte negli ultimi anni hanno invece individuato come in certi casi il rumore sia uno stimolo per la concentrazione.

Il RIKEN Brain Science Institute in Giappone ha dimostrato gli effetti benefici del rumore sui riflessi visivi. Il Wyss Institute di Harvard ha studiato il ruolo del rumore sul movimento. Il rumore insomma è ‘utile’, in alcuni casi perfino ottimale. Secondo la University of British Columbia c’è un livello di rumore ‘ideale’: un rumore moderato, pari a 70 decibel – il cicaleccio di un locale affollato o la disarmonia del traffico di una grande città.

Questo spiegherebbe come mai i centri urbani sono spesso la sede prescelta dai creativi, ma è indispensabile specificare che il rumore non ha lo stesso effetto su tutti. I soggetti più stimolati dal rumore sono quelli che hanno un livello di dopamina nel cervello più basso e quindi anche una percezione attutita del rumore. Per questa categoria di persone, il rumore cittadino è come uno psicofarmaco, un doping che assumono in continuazione, più o meno coscientemente scegliendo di vivere in mezzo al rumore per aumentare il livello delle loro prestazioni e rendere al meglio.