di Ilaria Calamandrei

All'Audi City Lab 2017 #futureneedsstories non poteva mancare un regista di film di fantascienza come Wally Pfister, che ha diretto Transcendence nel 2014. Nel film la mente di Johnny Depp, un esperto mondiale d’intelligenza artificiale che è malato terminale, è caricata dalla moglie su un super computer per consentirgli di terminare le sue ricerche. Una possibilità del genere è un tema sempre più presente nella fantascienza degli ultimi anni, spostando il dibattito dalla rivoluzione tecnologica alla questione ontologica dell’immortalità.

Durante il suo intervento, invece, Pfister ha spiegato come mai non considera plausibile una simile ipotesi, esprimendo inoltre una preferenza per il termine 'realtà aumentata e umanità aumentata', e ipotizzando un orizzonte caratterizzato da una cooperazione positiva e non da una sostituzione, o come molti temono, da una sopraffazione della macchina sull’uomo.

“Non c’è mortalità in questo essere”, ha detto il regista, “ciascun neurone è trasferito alla macchina, ma il punto del film non è tanto questo. Se si sposta tutto quello che avviene nella mente umana su un computer, può contenere anche le emozioni e tutte le altre caratteristiche e i modi che il cervello umano ha di reagire? Nel caso di Trascendence si ha un finale positivo, ed è l’opposto di quello che le persone in generale si aspetterebbero da un’operazione simile. C’è una tendenza spiccata a temere le macchine. Però nel mio film ho tenuto a rimarcare l’importanza che ha la moralità e l’etica di chi programma la macchina. Quando si pensa ai computer bisogna ricordarsi che sono programmati da esseri umani. Dietro ogni macchina c’è la mano di un uomo e dietro ad ogni uomo ci sono emozioni, e un sistema di valori, di etica, di moralità. Chiunque programma la macchina è chi ne guiderà il comportamento. Nel momento in cui le macchine diventeranno autonome allora sì che sarà interessante vedere cosa succede. Di certo sarà interessante capire se le emozioni resteranno o saranno rimosse e che tipo di decisione prenderà una macchina. Il mio film si stacca dal filone di macchine antagoniste all’uomo che da 2001: Odissea nello spazio sono state tanto presenti nei film di fantascienza, ed è per quello che mi piacciono i termini come realtà aumentata e umanità aumentata perché questo per me vuol dire che macchine ed esseri umani lavorano insieme. E’ difficile per chiunque immaginare un mondo in cui le macchine rimpiazzino gli umani nelle cose che non vogliamo fare e questo è il motivo per cui le macchine sono state inventate, ma quando parliamo di sostituzione intellettuale, sul piano creativo ad esempio, è difficile immaginare una macchina capace di decisioni fuori dal programma, è difficile immaginarsi una macchina improvvisare”.